Il futuro del cinema di qualità

Posted in Iniziative, Premi di Paul on 9 Ottobre 2009 No Comments yet

Di ritorno dalla tre-giorni mantovana degli annuali “Incontro del cinema d’essai” organizzati dalla FICE (Federazione Italiana Cinema d’Essai) che ha visto la partecipazione di circa 400 tra produttori, distributori e soprattutto esercenti italiani specializzati nella diffusione del cinema di qualità, urgono un paio di riflessioni.

Innanzitutto cosa si intende, ancora oggi, per essai? E ha ancora senso parlarne nell’era dei multiplex? Ogni anno case di distribuzione specializzate come la Lucky Red di Andrea Occhipinti, la Bim dell’agguerrito Valerio De Paolis, la Mikado, le piccole Fandango, Archibald, Bolero, ecc. e saltuariamente anche le più generaliste (01, Medusa, Warner) introducono sul mercato decine, centinaia di titoli, la quasi totalità dei quali risultano assolutamente invisibili per colpa di una distribuzione insufficiente e di una promozione non possibile. Non pensiamo però che essai significhi soltanto cinematografia sperimentale, opere di piccoli e sperduti paesi, spesso film pesanti ed incomprensibili: d’essai erano Gran Torino, Si può fare (questi due premiati a Mantova coi premi FICE assegnati dai lettori della rivista Vivilcinema), Vincere, The Millionaire, i quali hanno avuto però dalla loro parte la notorietà degli interpreti o del regista, la promozione televisiva o l’interesse generale che ha aperto loro, spesso, anche le porte delle tanto criticate multisale, accusate di aver portato, dal 2001 a oggi, alla chiusura di ben 725 schermi cittadini.

Ad oggi resistono 861 schermi d’essai, alcuni dei quali ubicati anche nei multiplex, che dichiarano tali una o due sale tra le molte a loro disposizione per poter usufruire, a fine anno, dei contributi dedicati a chi fa cinema di qualità o promuove i lavori europei. Secondo alcuni è proprio la sofferenza del cinema d’essai ad aver penalizzato il cinema italiano di qualità: per il produttore Angelo Barbagallo, intervenuto a Mantova, occorrerebbero finanziamenti non solo per il normale lavoro di programmazione dei locali ma anche per la loro ristrutturazione, mentre per De Paolis della BIM il problema principale è l’invecchiamento del pubblico, che non si rinnova. Va anche detto, ma questa è un’idea mia, che molto spesso questi esercenti sperano di riempire le loro sale con pellicole difficili e pesanti da mandare giù, dedicate davvero troppo ad un pubblico di nicchia e quindi azzoppate in partenza.

A Mantova gli addetti ai lavori hanno potuto assistere alla presentazione di vari film in anteprima, italiani e non. Personalmente mi muore il cuore pensare, dopo la loro visione, che un paio di piccole opere italiane semplici ma molto efficaci come il neorealista “Non è ancora domani - La pivellina” (vincitore di un premio a Cannes) o “Dieci inverni” di Valerio Mieli passeranno quasi sicuramente inosservate. Frequentate le vecchie care sale d’essai, farete scoperte niente male!