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Un film di Francis Lawrence con Will Smith, Alice Braga, Dash Mihok, Charlie Tahan. Uscita Italiana: 11 Gennaio 2008. Recensione di Leonardo Piva

Parlare della trama di questo film risulta un’impresa più difficile del previsto.
Robert Neville (Will Smith) è un colonnello residente a New York con moglie, figlia e cucciolo di pastore tedesco; neanche il tempo di vedere la famiglia in una situazione mediamente tranquilla che scoppia un’epidemia, che rende le persone infettate dei veri e propri non-morti assai atletici e assetati di sangue. Passati tre anni ritroviamo il protagonista in compagnia solo del suo cane, che divide le sue giornate in due fasi piuttosto nette: di giorno esce per la città, caccia senza particolare successo cervi e si mette a disposizione di qualche eventuale “passante” al solito molo ai piedi del ponte di Brooklyn. Verso il tramonto torna nella propria casa e lì vi passa tutta la notte blindato da vere e proprie saracinesche che proteggono porte e finestre, e qui potrà concentrarsi sulla propria ricerca di una possibile cura al virus. In seguito alla morte del cane, inizia una caccia troppo avventata e dettata dalla rabbia nel cuore della notte che lo metterà in pericolo di vita, verrà salvato da una giovane ragazza. L’ultimo uomo sulla terra scoprirà di non essere poi così solo…

Lo sceneggiatore Akiva Goldsman (autore di altri film non particolarmente riusciti come Batman & Robin, Batman Forever e Il Codice da Vinci, anche se a onor di cronaca bisogna dire che ha vinto l’oscar con A Beautiful Mind) si dimostra ancora una volta lo sceneggiatore più sopravvalutato di Hollywood. Ingaggiato in ogni occasione a suon di milioni di dollari, anche in questa occasione riesce a regalare un film assolutamente vuoto, che solo nel finale si risveglia dal torpore, ma senza disturbarsi più di tanto comunque.
Il personaggio di Will Smith risulta assolutamente privo di spessore: mai come in questo caso la voce fuori campo sarebbe stata indicata per raccontare pensieri e aggiungere epicità alla vicenda, soprattutto alla luce del fatto che gli unici dialoghi sono rivolti a manichini o al suo cane (ovviamente non in grado di dare un seguito ai monologhi del protagonista). In questa totale mancanza di emotività, come se non bastasse il film ci regala anche momenti comici (il cane che corre sul tapirulan imitando il padrone, una ripetizione fedelissima di alcuni dialoghi di Shrek per opera di Will Smith e altre piccole situazioni), che inutile dire, abbassano a livelli al limite della noia la tensione del film. Non ci si riesce neanche ad entusiasmare quando la pellicola cerca di alzare il ritmo e si passa alle scene d’azione, il risultato di tali scene è letteralmente rovinato dalla pessima realizzazione in cgi delle creature (che richiamano le creature dell’inferno di Costantine proprio di Martin Lawrence e un po’ rimanda anche a La Mummia di Stephen Sommers). Da convinto sostenitore dell’uso della tecnologia nella settima arte, è però necessario che tale uso sia teso a creare ovviamente personaggi che trasudano emozioni in ogni momento e non solamente simulacri più adatti al mondo video ludico che a quello cinematografico. Ma questo probabilmente è un discorso molto più ampio…
Nel finale il film ritrova un minimo di vita, complice la socializzazione con la ragazza che ha appena salvato la vita al protagonista, arriva qualche momento di introspezione, si passa dall’insegnare la filosofia della musica di Bob Marley (?!), a tentativi di spiegare quanto sta accadendo nel mondo. Nasce così un accennato scontro ideologico che contrappone l’ateismo di Will Smith alla religiosità della ragazza, la quale nel finale non mancherà di portare alla storia la solita (quanto inopportuna) visione buonista.
Nota positiva è il sempre più camaleontico Will Smith, riesce, da una sceneggiatura assolutamente brutta, a ricavarne comunque una prestazione sufficiente.
 

Qui trovate il Trailer in Italiano del Film