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Il
vecchio strozzino Ebenezer Scrooge odia il Natale, odia le persone, odia
tutto. Londra intera lo disprezza, e lui sembra andarne fiero. In una
fredda notte di Vigilia però, gli appare il fantasma di un suo defunto
socio in affari, che gli preannuncia la visita di tre spiriti, che lo
accompagneranno in un viaggio tra i suoi natali del passato, del
presente e del futuro. Scrooge imparerà che non è mai troppo tardi per
essere una bella persona.
Tutto ci saremmo aspettati dalla Walt Disney Pictures tranne che sotto
Natale portasse sugli schermi una versione del Canto di Natale
di Dickens apparentemente innocua ma in realtà, in più punti,
assolutamente terrificante, tanto da renderla totalmente inadatta ai più
piccoli! Persino il sottoscritto lo ammette senza problemi: in un paio
di momenti, complice un affascinante effetto 3D in cinemascope, la paura
ha fatto capolino. Due momenti vanno ricordati in merito: la sequenza in
cui il fantasma del collega di Scrooge, Marley, gli appare in casa
imprigionato da rumorosissime catene, e tutta la parte in cui lo spirito
del Natale futuro mostra a Ebenezer cosa lo aspetterà se non cambierà il
suo atteggiamento nei confronti del prossimo. Detto questo, tocca
continuare a chiederci perchè il talento visionario di Robert
Zemeckis (Forrest Gump, Ritorno al futuro, Cast Away) venga
da anni dedicato all'ormai nota tecnica cinematografica della
performance capture - che non ha sinceramente mai fatto presa sul
pubblico. Dall'ancora acerbo Polar Express fino al buon risultato
(almeno per il sottoscritto, mentre da molti è odiato) di Beowulf,
uno dei primissimi 3D quando ancora in pochi potevano goderne, la sfida
di Zemeckis sembra essere quella di portare sullo schermo storie
e personaggi che da sempre vuole raccontare ma che la tecnica
tradizionale non gli permetteva di filmare come lui desiderava, una
volontà che già aveva dimostrato di avere nel 1988 con un certo Roger
Rabbit... Ecco quindi nuovamente un mix di animazione computerizzata
tradizionale (sfondi, costumi, scenografie) e live action, con ottimi
attori chiamati a prestare le movenze dei propri volti per rendere
credibili i loro alter-ego digitali. Jim Carrey di
caratterizzazioni ne fa addirittura otto (le varie età di Scrooge più i
tre spiriti), donando soprattutto al vecchio protagonista una mimica e
un'intensità notevoli, glorificati dall'estrema accuratezza della sua
versione animata. Altre figure soffrono invece di una realizzazione
tecnica di media qualità: penso soprattutto al nipote Fred di Colin
Firth, verosimile come un Cicciobello, o al vessato Bob Cratchit di
Gary Oldman che non brilla per fattezza.
E' invece sul fronte registico che Zemeckis dà sfogo a tutta la sua
bravura: sequenze da mozzare il fiato, voli tra il cielo stellato,
trovate visive sensazionali e mai una caduta di ritmo. Sotto questo
punto di vista, A Christmas Carol è sicuramente una delle più
degne rivisitazioni del classico dickensiano, valorizzata da una
tridimensionalità assolutamente non fine a se stessa ma sfruttata a
dovere quasi sempre per valorizzare il lavoro scenografico. E poi la
storia, molto fedele al libro, è ancora particolarmente attuale anche a
secoli di distanza... Questa versione però, probabilmente, faticherà a
trovare un suo pubblico di riferimento.
Scheda:
A Christmas Carol
Paolo Bassani |