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In
un futuro prossimo l'umanità vivrà attraverso dei surrogati, macchine
del tutto simili ad un essere umano che si possono comandare a distanza
comodamente sdraiati su un lettino tra le mura domestiche. Questo farà
in modo che ognuno possa vivere la propria vita senza però rischiare
incidenti, omicidi o quant'altro, perchè il rischio lo correrebbe il suo
"robot" personalizzato. Almeno fino a quando l'attentato ad un paio di
questi surrogati non risulterà direttamente letale anche per i propri
"padroni". Sul caso indaga l'agente di polizia Tom Greer (Bruce
Willis), che sarà costretto dopo anni a tornare tra le strade della
città con il suo vero corpo in carne ed ossa.
Superato lo shock iniziale provocato dall'esilarante visione nelle prime
sequenze del film di un Bruce Willis impomatato all'inverosimile
per cercare di farlo sembrare un robot ricoperto di gomma con tanto di
ciuffo biondo posticcio molto anni '70, si può cominciare a ragionare su
Il mondo dei replicanti. Che parte da uno spunto talmente assurdo
da rendere indisponente la visione di tutto il film. Uno spunto che
poteva anche essere interessante o addirittura affascinante se
approfondito e analizzato in maniera più sociologica che
fantascientifica, mentre purtroppo qui tutto è buttato via, banale,
scontato, prevedibile. Se il cinema negli ultimi anni sta facendo a gara
nel prevedere universi futuri afflitti da disastri, apocalissi e in
definitiva cupi e pessimistici, il film di Jonathan Mostow
(regista di Terminator 3, la cui unica cosa interessante era
appunto il finale senza speranza) decide di essere invece rassicurante,
di dare un futuro all'umanità, di mostrarci che gli uomini possono
ancora cambiare. Libero di farlo, ma libero anche di risultare fuori
tempo, mal calato nella società di oggi. E la sottotrama drammatica
(perchè ci deve essere sempre un figlio morto di mezzo? Perchè??)
risulta quantomai posticcia e superflua in un blockbuster che voleva
fare dell'azione (poca) e degli effetti speciali (non esaltanti ma
comunque efficaci) uno dei suoi punti di forza.
Bruce Willis ormai recita la parte di Bruce Willis, e la durata
irrisoria (80 miseri minuti senza contare i titoli di coda) se da un
lato allevia la pena, dall'altro dimostra quanto poco il film avesse da
dire. Piccola curiosità: qualcuno di voi noterà più di una somiglianza
con Io Robot di Alex Proyas. La più clamorosa è che in entrambi i
film il creatore dei robot sia interpretato dallo stesso attore,
James Cromwell.
Scheda:
Il Mondo dei Replicanti
Paolo Bassani |