21 Jump Street: Recensione di Paolo Bassani

Greg (Channing Tatum) e Morton (Jonah Hill) al liceo erano i classici studenti agli antipodi. Il primo bulletto, figaccione, ma incapace ai banchi; il secondo bruttino, sfigato ma studioso e preparato. Il destino vuole che qualche anno dopo i due si ritrovino a diventare entrambi poliziotti e a dover lavorare in coppia. Ma ciò che entrambi sognavano (sparatorie, inseguimenti, esplosioni) tarda ad arrivare, costretti come sono a pattugliare i parchi in bicicletta spaventano i ragazzini. Fino a quando non viene chiesto loro di intrufolarsi in un liceo, fingendosi nuovamente studenti, per intercettare il traffico di una nuova, pericolosissima droga, la HFS (Holy Fucking Shit!).

103 episodi televisivi, mandati in onda tra il 1987 e 1991, sono alla base di questa ennesima trasposizione cinematografica di una serie di successo. E sappiamo quanto questo possa essere rischioso. C'è chi c'è riuscito (con A-Team ad esempio, o Michael Mann con Miami Vice), c'è chi ha floppato (Sex & The City, Dark Shadows, Hazzard...) Ma stavolta il bersaglio è decisamente centrato: grazie allo sceneggiatore di Scott Pilgrim vs. the world e Project X e ai registi di - ebbene sì! - Piovono polpette, la riedizione di 21 Jump Street diventa una classica buddy comedy giocata sui contrasti, con la giusta dose di goliardia e di sprezzo nei confronti degli archetipi del genere di riferimento.

Impreziosito da alcuni camei dei protagonisti della serie originale (tra cui un Johnny Depp spettacolare: credetemi se vi dico che questa è la sua interpretazione migliore da molti anni e da molti Jack Sparrow a questa parte), 21 Jump Street riesce a divertire senza mai essere troppo volgare (anche se gli spunti e le situazioni decisamente non mancano) grazie ad alcuni personaggi decisamente riusciti: tra tutti il capitano Dickson (!) di Ice Cube, che in originale è una mitraglietta spassosissima. Funziona anche l'alchimia - importantissima - tra i due protagonisti: se Channing Tatum anche stavolta non brilla per espressività ma vince la scommessa mettendosi in gioco contrastando decisamente la propria immagine di sex symbol, Jonah Hill (anche co-autore della storia) convince più che in sue altre recenti performance, compresa quella in Moneyball che gli ha fatto guadagnare una candidatura (esagerata) all'Oscar.

Il merito degli autori del film è quello di non aver assolutamente voluto mantenere uno sguardo nostalgico verso il passato, ma di aver creato una commedia modernissima, che di già sentito ha solo il titolo. Attualizzandone temi e situazioni, i due registi sono riusciti a rendere il film pop e non vintage, cartoonistico e sfrenato, folle e surreale. Il giusto approccio ad una tendenza ormai sempre più attuale.