50 e 50: Recensione di Paolo Bassani

Adam (Joseph Gordon-Levitt) ha 28 anni, fa sport, vive una vita sana, ha un lavoro che lo appassiona, una ragazza con cui passare le notti (Bryce Dallas Howard) e un migliore amico per delle serate spensierate (Seth Rogen). Quando un giorno bussa alla porta della sua vita la svolta che non ti aspetti: un raro cancro alla spina dorsale. Le possibilità di sopravvivenza sono una su due. Adam inizia il classico percorso di chemioterapie e sedute di terapia con un'analista alle prime armi (Anna Kendrick) soffocando la paura e dimostrandosi forte e positivo agli occhi dei suoi amici e di sua madre (Anjelica Huston).

http://www.paolinoslife.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gifQuando un film decide di affrontare il tema della malattia spesso decide di scegliere la strada più facile: quella del dramma, fatto di scene madri, di pianti isterici, di piatti rotti e di musica ossessiva. E' più raro che si scelga la via della commedia, ed è proprio percorrendo questa strada che spesso di incappa in piccoli gioielli di raffinatezza come questo 50 e 50. Il giovane regista Jonathan Levine (che già con Fa' la cosa sbagliata aveva dimostrato un tatto raro) circonda la storia di Adam di situazioni spesso demenziali (la scena del dottore che anziché comunicare con compostezza al ragazzo i risultati delle analisi si preoccupa per prima cosa di inciderle sul suo registratore audio è fantastica) ma decisamente credibili. I personaggi sono tutti amabili, dai due "compagni di chemio" con cui si instaura il classico rapporto di fratellanza, alla terapeuta per cui Adam, da semplice "terzo paziente della sua vita" diventerà qualcosa di più.

Joseph Gordon-Levitt in 50 e 50 ci regala l'interpretazione migliore della sua fresca carriera, passando dalla spensieratezza alla disperazione con un'infinita e variopinta gamma di sfumature. Gli fa da spalla il classico "elefante in un negozio di cristalli" che risponde al nome di Seth Rogen, mentre superba è la partecipazione di Anjelica Huston nel ruolo difficile di una madre che, già alle prese con la grave malattia del marito, è costretta anche ad affrontare uno degli incubi peggiori per un genitore. Mai superficiale nella sua leggerezza, 50 e 50 regala uno spaccato lucido e realistico di situazioni purtroppo comuni senza calcare la mano sugli aspetti melodrammatici della vicenda ma rimanendo sempre, costantemente in carreggiata. Avercene.