A Christmas Carol: Recensione di Paolo Bassani
Il vecchio strozzino Ebenezer Scrooge odia il Natale, odia le persone, odia tutto. Londra intera lo disprezza, e lui sembra andarne fiero. In una fredda notte di Vigilia però, gli appare il fantasma di un suo defunto socio in affari, che gli preannuncia la visita di tre spiriti, che lo accompagneranno in un viaggio tra i suoi natali del passato, del presente e del futuro. Scrooge imparerà che non è mai troppo tardi per essere una bella persona.

Tutto ci saremmo aspettati dalla Walt Disney Pictures tranne che sotto Natale portasse sugli schermi una versione  del Canto di Natale di Dickens apparentemente innocua ma in realtà, in più punti, assolutamente terrificante, tanto da renderla totalmente inadatta ai più piccoli! Persino il sottoscritto lo ammette senza problemi: in un paio di momenti, complice un affascinante effetto 3D in cinemascope, la paura ha fatto capolino. Due momenti vanno ricordati in merito: la sequenza in cui il fantasma del collega di Scrooge, Marley, gli appare in casa imprigionato da rumorosissime catene, e tutta la parte in cui lo spirito del Natale futuro mostra a Ebenezer cosa lo aspetterà se non cambierà il suo atteggiamento nei confronti del prossimo. Detto questo, tocca continuare a chiederci perchè il talento visionario di Robert Zemeckis (Forrest Gump, Ritorno al futuro, Cast Away) venga da anni dedicato all'ormai nota tecnica cinematografica della performance capture - che non ha sinceramente mai fatto presa sul pubblico. Dall'ancora acerbo Polar Express fino al buon risultato (almeno per il sottoscritto, mentre da molti è odiato) di Beowulf, uno dei primissimi 3D quando ancora in pochi potevano goderne, la sfida di Zemeckis sembra essere quella di portare sullo schermo storie e personaggi che da sempre vuole raccontare ma che la tecnica tradizionale non gli permetteva di filmare come lui desiderava, una volontà che già aveva dimostrato di avere nel 1988 con un certo Roger Rabbit... Ecco quindi nuovamente un mix di animazione computerizzata tradizionale (sfondi, costumi, scenografie) e live action, con ottimi attori chiamati a prestare le movenze dei propri volti per rendere credibili i loro alter-ego digitali. Jim Carrey di caratterizzazioni ne fa addirittura otto (le varie età di Scrooge più i tre spiriti), donando soprattutto al vecchio protagonista una mimica e un'intensità notevoli, glorificati dall'estrema accuratezza della sua versione animata. Altre figure soffrono invece di una realizzazione tecnica di media qualità: penso soprattutto al nipote Fred di Colin Firth, verosimile come un Cicciobello, o al vessato Bob Cratchit di Gary Oldman che non brilla per fattezza.

E' invece sul fronte registico che Zemeckis dà sfogo a tutta la sua bravura: sequenze da mozzare il fiato, voli tra il cielo stellato, trovate visive sensazionali e mai una caduta di ritmo. Sotto questo punto di vista, A Christmas Carol è sicuramente una delle più degne rivisitazioni del classico dickensiano, valorizzata da una tridimensionalità assolutamente non fine a se stessa ma sfruttata a dovere quasi sempre per valorizzare il lavoro scenografico. E poi la storia, molto fedele al libro, è ancora particolarmente attuale anche a secoli di distanza... Questa versione però, probabilmente, faticherà a trovare un suo pubblico di riferimento.