A Dangerous Method: Recensione di Paolo Bassani

Zurigo, inizio secolo. Il giovane professor Jung (Michael Fassbender) esercita la professione di psichiatra avallando e mettendo in pratica le teorie di quello che reputa il suo Maestro pur non avendolo mai incontrato: Sigmund Freud (Viggo Mortensen). Jung decide di attuare la pratica detta “terapia della parola” (la futura psicoanalisi) su una nuova paziente, la diciottenne Sabina Spielrein (Keira Knightley), isterica, aggressiva e portatrice di una visione contorta della sessualità dovuta agli abusi a cui il padre la sottoponeva da bambina. Il caso Spielrein è anche motivo per Jung e Freud di incontrarsi e di diventare stretti colleghi e amici, confrontandosi su temi e metodologie riguardanti la propria professione. Freud per questo chiede a Jung di prendere in cura anche Otto Gross (Vincent Cassel), che con la sua amoralità e i suoi argomenti provocatori porta alla luce una crepa nell’etica del giovane psichiatra, che finisce col lasciarsi andare ad un rapporto carnale e pericoloso con la sua paziente.

E’ un Cronenberg più trattenuto e meno audace del solito quello di A Dangerous Method, ed è forse per questo che molta critica ha storto il naso. D’altronde però la sceneggiatura (di Christopher Hampton, Espiazione) stavolta non doveva andare a colpire lo stomaco dello spettatore (come ne La promessa dell’assassino o A History of Violence) ma piuttosto la mente, accompagnando il pubblico in una spirale di torbida passione che tuona contro le regole del buonsenso e dell’etica professionale. E Cronenberg fa tutto questo evitando quasi del tutto le scene potenzialmente più “nelle sue corde” per soffermarsi sui suoi tre attori principali e su un mare di parole: è forse il suo film più parlato, ma non per questo difficilmente seguibile anche da chi non mastica delle discipline di cui si disquisisce. Certo, si dirà, un film così poteva farlo qualunque regista medio in grado di gestire una macchina da presa. Vero, ma non per questo è da giudicare negativamente o con sufficienza.

Il cast è assolutamente notevole: Michael Fassbender (decisamente uno dei due/tre migliori della sua generazione) e Viggo Mortensen (fenomenale) creano due ritratti affascinanti e misteriosi di due uomini che passano da un primitivo stadio di ammirazione e fiducia reciproche ad un secondo di sospetto e dubbio fino ad un terzo in cui il loro rapporto di deteriora e si sfalda. Tra i due la povera Keira Knightley è costretta a fare l’isterica molto sopra le righe per poter essere notata, mentre la partecipazione di Vincent Cassel è breve ma efficace.