Aiuto Vampiro: Recensione di Paolo Bassani

Darren (Chris Massoglia, Wanted, The Hole) è un ragazzo che ogni genitore vorrebbe come figlio. Studente modello, ligio ai suoi doveri domestici, testa a posto. L'unica distrazione, malvista in casa, gli è data dal suo migliore amico Steve (Josh Hutcherson, Viaggio al centro della Terra, Un ponte per Terabithia), scapestrato e con una famiglia a pezzi. Un giorno ai due capita in mano per caso il volantino di un Circo di Mostri, dove umani e non a cui la natura ha giocato brutti scherzi si mettono in mostra per il pubblico ludibrio. Di nascosto, i due ragazzi ci vanno e, tra un uomo-lupo, una donna che sa auto-rigenerarsi ed altre bestialità, vengono in contatto per la prima volta con Mr. Crepsley (John C. Reilly, Chicago, The Aviator) e il suo ragno Octa. Darren, appassionato di aracnidi, e Steve, che invece conosce di fama Mr. Crepsley per essere un famoso vampiro, scoprono che da secoli esiste una sanguinosa lotta tra diverse fazioni di succhiasangue, e che la tregua durata cento anni sta per finire. Loro malgrado i due giovani diverranno fulcro di questa rivalità.

Aiuto vampiro è l'ennesimo inizio (mancato, visti i magri risultati al box-office) di una saga per ragazzi, con protagonisti gli ennesimi vampiri da grande schermo. Già questo potrebbe far pensare a qualcosa di bollito in partenza, e in effetti per certi versi è proprio questa la sensazione di fronte al film di Paul Weitz (American Pie, About a Boy). Salta subito agli occhi un pessimo e velocissimo montaggio raffazzonato, probabilmente dettato dal tentativo di dare al film un ritmo che non ha. Purtroppo i produttori erano così entusiasti e speranzosi all'idea di creare una saga cinematografica (tratta dai romanzi di Darren Shan) che si evolvesse in ulteriori capitoli, da dimenticarsi di dotare l'esordio di qualche minimo contenuto, e di dare spessore ai protagonisti, spesso presentati e poi lasciati in disparte anche se interpretati non certo da ultimi arrivati come Salma Hayek e Willem Dafoe. Non è solo il finale a restare aperto, ma tutto il film, con continui quesiti a cui non si avrà mai risposta e situazioni che non sfoceranno in alcunché.

Weitz, coadiuvato dalla sceneggiatura di Brian Helgeland (Mystic River, Green Zone, Robin Hood), cerca di dare al film un tocco scanzonato e sopra le righe, comico anziché horror, ma non trova aiuto né nella storia (confusa e poco affascinante) né negli attori - tra cui un John C. Reilly a dir poco sbagliato nei panni del protagonista che dovrebbe essere carismatico ma risulta più che scialbo. E dire che l'inizio è dei migliori, con un prologo brillante e dei titoli di testa animati che nulla hanno da invidiare a quelli di vari film di Tim Burton e compagnia. Purtroppo le promesse non vengono mantenute appieno e il risultato è un film senza un pubblico ben definito a cui rivolgersi, che annoierà gli adulti e appassionerà poco i giovanissimi. Essendo così le cose, non è un peccato che la saga si fermi qui.