An Education: Recensione di Riccardo Balzano
Durante il dopoguerra, nei sobborghi della Londra dei primi anni sessanta, Jenny, brillantestudentessa spera di entrare all’università di Oxford. Un giorno di pioggia incontra e si invaghisce di David, uomo affascinante più grande di lei che stravolgerà i suoi piani e scardinerà le sue certezze.


Cos’è l’educazione del titolo? Quella sentimentale? Sessuale ? Esistenziale? Prettamente scolastica? E’ tutte e quattro, o almeno ne è la sintesi, spesso bizzarra, spesso fascinosa, a tratti crudele, ma sempre assai curiosa. Tratto dal breve racconto autobiografico (poco più di dieci pagine, pubblicato sulla rivista letteraria “Granta”) della giornalista inglese Lynn Barber e sceneggiato da Nick Hornby, che vi ha alternato con raro senso della misura enfasi patetica e ironia, “An Education” (in gara agli  Oscar come “Miglior Film”) è un elegante, raffinato, arguto e pungente  “ritratto di signora” in cui Lone Scherfig, regista danese ( "Italiano per principianti" ), miscela femminilità e arguzia, macrocosmo storico e microcosmo intimo.

Lo sfondo è distribuito con agile cura cromatica, con percezioni tonali più fredde nel tratteggio della società inglese dei primi anni ’60, avidamente contenuta  nella bigotta e puritana mentalità “bourgeois”, più calde invece nelle pulsioni anticonformiste di dandy, affascinanti e artisti, che annunciano e incarnano certe perturbazioni nell’orizzonte culturale. In primo piano Jenny (interpretata con spigliatezza dalla ventiquattrenne Carey Mulligan, che potrebbe essere premiata con l'ambita statuetta), studentessa e ragazza brillante, si avvia alla maturità: quella anagrafica (i diciassette anni), anatomica (la perdita della verginità), psicologica (l’acquisizione di una concezione disincantata della vita) e intellettuale (l’ammissione a Oxford). E’ uno scorcio di vita (abbastanza esteso da poterne comprendere allo stesso tempo una intera), accelerato nei suoi processi, che prevede prima un’evoluzione e poi un’involuzione, fuori dalle convenzioni e all’interno di esse, più amaro di quanto appaia.

 Tutto il resto funziona: la fotografia (John De Borman), le scene (Andrew McAlpine), i costumi  (Odile Dicks-Mireaux), le musiche (Paul Englishby). Cast eccezionale.