Animal Kingdom: Recensione di Paolo Bassani

Quando la madre del non ancora maggiorenne Joshua muore per overdose, lui resta senza famiglia. Non gli resta quindi che telefonare a sua nonna Janine (Jacki Weaver), madre della donna defunta, che non vede da anni. Da quel colloquio telefonico, durante il quale lui annuncia sbrigativamente alla nonna del triste decesso appena occorso, capiamo subito che la famiglia Cody non è certo come tutte le altre: la reazione di Janine alla notizia è fredda, distaccata, quasi disinteressata. Come se non fosse sua figlia ad essere appena morta. Joshua si trasferisce quindi dalla nonna, ed entrerà a far parte di un mondo di criminalità e affari illegali che i suoi zii portano avanti con sprezzo di ogni regola morale. "Pope" Cody, il primogenito, è un rapinatore braccato da un gruppo di detective fuorilegge che lo vogliono ammazzare. Il suo migliore amico e "socio" Barry Brown lo vorrebbe vedere fuori dal giro, mentre il fratello minore Craig si sta facendo un nome come spacciatore di droga e il più piccolo della famiglia, Darren, praticamente coetaneo di Joshua, è costretto controvoglia ad assecondare i voleri di una famiglia alla quale vorrebbe non appartenere. Joshua entrerà a far parte del giro.

Viene dall'Australia uno dei gangster-movie più riusciti degli ultimi anni. Ma costringerlo in un unico genere equivale a sminuirlo: Animal Kingdom è un dramma umano ancor prima che un violento ritratto della peggiore criminalità moderna dal grilletto facile. E basta pochissimo tempo per rendersi conto che ciò che più ci infastidisce durante la sua visione non sono certo gli omicidi o gli altri orrendi crimini di cui sono capaci i protagonisti, quanto il rapporto "malsano" che si respira tra le mura di quella casa/rifugio. Una mamma "chioccia" che stravede per i propri cuccioli, costretti ancora - anche se ultratrentenni - a salutarla stampandole un bacio sulle labbra. Una presenza ingombrante che però rimane in disparte, lasciando i suoi figli compiere i propri errori: almeno fino a quando, nel finale, sarà costretta ad intervenire in prima persona, con decisioni drastiche ed impensabili, per salvaguardare ciò che di più caro ha al mondo. Un mondo in cui ognuno detta la propria legge, quello di Animal Kingdom, e per entrarne a far parte basta seguire poche semplici regole alle quali anche Joshua, dopo una specie di cerimonia di iniziazione per strada con la sua prima pistola in mano, dovrà sottostare.

Il regista e sceneggiatore David Michod offre uno sguardo impietoso ma al contempo estremamente lucido e razionale dello sporco ambiente che circonda la famiglia Cody. Non condanna e non assolve nessuno, neppure i poliziotti, spesso corrotti (capitanati dal Guy Pearce di Memento) che si rendono loro stessi partecipi di azioni discutibili nel nome della legge. Non pensate assolutamente di trovarvi di fronte ad un thriller d'azione in stile The Town. Qui niente è spettacolarizzato, non si vedono praticamente mai gli atti criminosi di cui la famiglia si macchia, possiamo solo immaginarli, e le atmosfere che il direttore della fotografia Adam Arkapaw crea su schermo sono tutt'altro che repellenti: colori caldi, sensazione di calorosità e accoglienza. Le interpretazioni sono tutte eccellenti e brillantemente "low profile". Su tutti spicca la figura di "Pope", a cui Ben Mendelsohn (Australia, Segnali dal futuro) regala un aspetto da uomo solo apparentemente tranquillo, una minaccia silenziosa, un folle capace di tutto ma la cui ira sa restare sepolta sotto cumuli di rabbia, fino a quando un minimo guizzo, un lampo, non tirerà fuori tutto il peggio di lui.

Animal Kingdom sa spiazzare ed incantare. Consigliatissimo