Bastardi Senza Gloria: Recensione di Riccardo Balzano

Seconda Guerra Mondiale. In Francia una famiglia semita, nascosta nella baracca di un contadino, viene sterminata dal colonnello nazista Hans Landa. Unica sopravvissuta, Shosanna fugge a Parigi dove pochi anni dopo è la gestrice di una sala cinematografica precedentemente di proprietà della zia. Al contempo un gruppo di soldati ebrei, capeggiati dal tenente Aldo Raine, progetta di uccidere il Fuhrer. La giovane donna e il gruppo di guerriglieri potranno realizzare i propri desideri di vendetta in occasione della proiezione in anteprima di un film dai forti ideali nazionalsocialisti, a cui assisteranno sia Hitler che Landa.

Altra vendetta e ancora (almeno per metà) al femminile. Ma senza katana né macchine a prova di morte. La fine del Terzo Reich è segnata dall'incendio devastante di una sala cinematografica. Tarantino non bada a verosimiglianza al fatto storico, anzi re-inventa sfacciatamente ma in modo assai geniale. E si rinnova. Infatti, se da una parte l’affezione ai lavori precedenti si rende a tratti ben evidente (nella suddivisione in capitoli, nell’introduzione e presentazione dei personaggi) dall’altra scavalca l’ostentata mania per l’invenzione visiva e torna a puntare sui dialoghi, sovraccarichi, eccessivi, perfino ridondanti. L’eccentricità dell’autore si concretizza qui non più nel virtuosismo delle immagini e nella stravaganza formale, ma nella conturbazione della parola, nella dinamicità del parlato e non dell’azione. Permane però  quel gusto per l’eleganza,  quella raffinatezza  nell'apparato scenografico (David Wasco e Sandy Reynolds Wasco) e nella fotografia (Bob Richardson, premiato con l’Oscar per “The Aviator” e “JFK- Un caso ancora aperto”). Meno nella gestione enfatica, scoordinata, assolutamente decontestualizzante delle musiche  (da Ennio Morricone a David Bowie), anche se dall’esito suggestivo. Se si può sorvolare sull’interpretazione di un Brad Pitt, burbero, ingrugnato e coi baffi, non può mancare un sincero elogio all’ottima performance dell’austriaco Christoph Waltz che gli è valsa la Palma D’Oro a Cannes come miglior attore. Ma è il cast tutto ad essere all’altezza del progetto, perfino nell'approccio a una sceneggiatura poliglotta (si parla tedesco, francese, inglese e si biascica un po’d’italiano).

Insomma Tarantino riscrive la Storia e vi inserisce i suoi bastardi, utopici trionfatori del Terzo Reich, impavidi guerrieri (antitetiche figure dell'ebreo-vittima) che fendono il volto del Fuhrer a colpi di mitraglietta. Ma senza gloria proprio perché evidentemente “personaggi”. E non è un caso che la vendetta si consumi in una sala cinematografica, dove il pubblico brucia e si disintegra assieme alla celluloide delle pellicole, a conferma di come l'autore possa creare e annientare ciò che inventa. "Bastardi senza gloria" non è di certo la (ri)lettura appassionante delle pagine di Storia, ma l'appassionato gioco di ammiccamenti, (auto)citazionismi e riferimenti di un regista che ama il cinema ancor prima di farlo. Se con o senza gloria tocca al pubblico sentenziarlo.