Che - Parte 1: L'Argentino: Recensione di Riccardo Balzano

In questa prima parte del biopic Ernesto "Che" Guevara, medico argentino, salpa il 26 novembre del 1956 per Cuba assieme a Fidel Castro e altri ribelli. Lo scopo del gruppo di rivoluzionari è rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista e creare una nuova società ispirata agli ideali di giustizia ed uguaglianza. Dopo un lungo periodo sulle montagne della Sierra Maestra (due anni), marciano verso la capitale, Avana, conquistando prima Santa Clara.

Soderbergh (Traffic, Ocean's Eleven) ha sperimentato nella sua carriera quasi tutti i generi, dal thriller al drammatico, dal poliziesco alla commedia. Qui è alle prese con il biopic. Ma sono più di due ore di prolissità, tra piantagioni verdi e proiettili che fendono l'aria. Non basta la natura selvaggia della Sierra Maestra (dove si svolge gran parte di questa prima parte), nè i sigari cubani nè tantomeno qualche frase pronunciata dal Che sparsa qua e là nella sceneggiatura ( di Peter Buchman, già autore di quella di "Eragon", e si potrebbe anche non dire altro) per riaccendere gli animi, anzi aiutano ad assopirli. Anche se ben fotografata (dallo stesso Sorbebergh) e musicata (da Alberto Iglesias), questa prima parte risulta quindi poco interessante (e la seconda non si preannuncia tanto diversa). Soderbergh ha saputo accostarsi alle pagine del libro autobiografico di Guevara ("Diario della rivoluzione cubana") e discostarsi dal documentario, senza inserti di documentazione audiovisiva originale, ma la traduzione in immagini risulta  troppo curata per un prodotto televisivo e poco appassionante per i requisiti cinematografici. La regia non aiuta, statica, immobile (persino nelle scene di guerriglia) fino all'esasperazione e le due ore e un quarto passano inesorabilmente lente.  Dunque poco impressionante (il che non è forse del tutto un difetto vista la tendenza degli ultimi tempi a badare più alla spettacolarità che al fatto storico stesso) ma anche davvero poco interessante.

Da Soderbergh ci si poteva aspettare tutto, ma non uno scialbo e anonimo lavoro come questo. Peccato per Benicio Del Toro e il resto del cast, davvero bravi. Insomma questo fiacco biopic non trattiene gli sbadigli nè stimola il ricordo ma gli va riconosciuta la grande fedeltà agli eventi reali.  Un tocco registico più "espressionista" non avrebbe fatto però un soldo di danno.