Chronicle: Recensione di Paolo Bassani

Durante una festa, tre ragazzi trovano un piccolo cratere nel terreno. Scesi a qualche metro di profondità, vengono in contatto con uno strano cristallo che li dota di poteri telecinetici. Da subito riescono a muovere e fermare in volo piccoli oggetti, ma col tempo, imparando ad usare e a controllare le loro nuove abilità, saranno in grado di far muovere qualsiasi cosa, nonché di volare e di creare travolgenti campi di forza. Ma tra i tre ragazzi, Andrew, il più instabile e fragile, inizia ad usare i propri poteri con cattiveria e sete di vendetta verso una vita che con lui è stata ingiusta. I suoi due amici cercano di fermarlo.

C'è così tanto di buono in Chronicle che quasi spiace soffermarsi subito sul lato negativo. Figlio di un doppio esordio (Josh Trank alla regia, e Max Landis - figlio di quel Landis - alla sceneggiatura), Chronicle sceglie di portare sul grande schermo uno spunto ottimo (anche se non propriamente originale) con la tecnica ormai abusata e pericolosa del "found footage". L'espediente utilizzato è quello della passione del personaggio di Andrew, il classico emarginato, per le riprese amatoriali: è attraverso la sua telecamera, che poi lui impara a governare telecineticamente, che assistiamo a quasi tutte le scene del film. Ma non mancano gli occhi di telecamere a circuito chiuso, smartphone, tablet e, ma qui la corda è tirata al massimo, l'obiettivo di un'altra videocamera, quella di una blogger il cui ruolo nel film è decisamente superfluo. Soluzioni visive che riescono ad essere tanto efficaci nel modo sensazionale in cui viene ripresa l'azione (pazzesco tutto il duello finale, e per questo il talentuoso Trank va tenuto d'occhio) quanto irritanti quando, in scene di dialoghi o di momenti intimisti, la presenza dell'apparecchio amatoriale non è giustificato. Forse una strada più "ibrida" sarebbe stata più giusta.

Passando al film vero e proprio, Chronicle riesce a funzionare soprattutto per la breve durata e per l'interpretazione del giovane Dane DeHaan, capace di trasformare il suo personaggio da adolescente vessato ad antieroe omicida. Lucida cattiveria nei suoi occhi quando comincia a compiere le azioni più inique, anche nei confronti delle uniche persone che gli stavano accanto. Ma l'apocalittico finale, seppur risultando la parte più emozionante e tecnicamente strabiliante del film, appare narrativamente ingiustificato. Speriamo che il talento di Trank trovi presto uno script che possa rendere onore alle sue indubbie qualità artistiche.