City Island: Recensione di Paolo Bassani

Segreti. Tutti ne hanno, anche chi è solito affermare il contrario. Nella famiglia Rizzo, ad esempio, il capofamiglia Vincent (Andy Garcia), che di lavoro fa la guardia carceraria ma coltiva il sogno nascosto per la recitazione, mente alla moglie dicendole di andare a giocare a poker quando in realtà va a prendere lezioni d'attore. Sua figlia Vivian (Dominik Garcia-Lorido), che i genitori credono al college, in realtà ha perso la borsa di studio e per poter rientrare a scuola fa i doppi turni come spogliarellista. L'altro figlio, l'adolescente Vince Jr. (Ezra Miller), sprezzante e sboccato, ha una passione nascosta e morbosa per le donne grasse, e finirà per scoprire la strana doppia vita della vicina obesa. Mentre la madre di famiglia Joyce (Julianna Margulies) è sempre più insoddisfatta del rapporto con il marito. Ah, e tutti fumano. All'insaputa l'uno dell'altro. A scombussolare la già irrequieta stabilità familiare arriva Tony (Steven Strait, era il primitivo protagonista di 10.000 A.C.), giovane galeotto che Vincent riconosce in galera come il proprio figlio abbandonato prima che nascesse e che decide di portare a casa prendendoselo a carico come suo tutore, senza ovviamente svelarne a nessuno la vera identità.

City Island è la classica commedia talmente esagerata nei risvolti e nei personaggi da poter essere amata solo se si decide di stare al gioco. E ci si sta più che volentieri, grazie all'arguzia della sceneggiatura, alla bravura degli attori, alla scioltezza con cui vengono messe in scena situazioni ai limiti del ridicolo. Si fa smodatamente amare il piccolo Vince Jr., che con la sua lingua lunga e la sua passione nascosta per le "ciccione" dà vita ai siparietti più gustosi dell'intero film. E Andy Garcia (che in originale recita con uno spassoso accento italiano), pur non avendo certo basato la sua carriera sui ruoli comici, dimostra di sapersela cavare con mestiere.

Film a produzione indipendente che narrano di famiglie incapaci di essere "normali" ne spuntano spesso, e non a caso City Island è stato da più parti paragonato a Little Miss Sunshine, non solo per la presenza in entrambi di Alan Arkin, ma proprio per la sfrontatezza, il cinismo e persino l'amarezza con cui affronta i segreti familiari, i sogni infranti, le speranze tradite di persone medie, che vivono la propria vita lasciandosela scorrere addosso senza prenderla per le corna. Con un perfetto gioco ad incastri, il regista e sceneggiatore DeFelitta aggancia l'onnisciente spettatore, gli strizza continuamente l'occhiolino e costruisce persino una discreta tensione narrativa che porterà al confronto finale in cui tutto verrà inesorabilmente a galla. Se proprio bisogna avanzare delle critiche andrebbero mosse contro una certa rozzezza della tecnica registica, ma le sguaiate risate che la visione di City Island provoca fanno passare in secondo piano ogni piccola e inevitabile sbavatura.