Conan The Barbarian: Recensione di Paolo Bassani

Il piccolo Conan è nato nel sangue, estratto a forza dall'utero della madre morente dalle mani insanguinate del padre Corin (Ron Perlman) mentre attorno a loro imperversava una violenta battaglia. Con un salto avanti nel tempo lo ritroviamo risoluto adolescente dotato di sorprendente coraggio, che dimostra anche quando il suo villaggio viene messo a ferro e fuoco e il padre viene assassinato davanti ai suoi occhi dal crudele Khalar Zym (Stephen Lang), un guerriero deciso a recuperare l'ultimo pezzo della maschera di Acheron, composta la quale potrà diventare un dio dell'oscurità. Molti anni dopo ritroviamo Conan ormai adulto (Jason Momoa) che peregrina di villaggio in villaggio alla ricerca della sua vendetta...

Da uno che ha la responsabilità dell'orribile Pathfinder - Il guerriero vichingo (che come genere si avvicina) e di aver ristilizzato classici come Venerdì 13 e Non aprite quella porta rendendoli fiacchi prodottini per teenager, ci si poteva aspettare solo un Conan come questo: due ore di guazzabugli davanti ad una macchina da presa che non sta ferma un secondo, con personaggi carismatici come dei comodini e un plot che, se non fosse per il tanto sangue sparso, potrebbe tranquillamente essere quello di un film Disney. Il regista Marcus Nispel riporta al cinema l'iconico eroe di Schwarzenegger privandolo non soltanto della sua potenza scenica (quanto a recitazione c'è scarsità in entrambi i casi) ma anche, e questo è peggio, della sua prestanza fisica, visto che il Jason Momoa che ormai abbiamo imparato a conoscere come Khal Drogo in Game of Thrones è fisicamente uno come tanti, un palestrato da copertina di Men's Health, neanche tanto alto e di sicuro non credibile come eroe barbaro. Non bastasse, Nispel ha pensato bene di "modernizzare" (e si intende "bimbominchiare") pure Conan, truccandogli il contorno occhi di nero e utilizzando un'ottima marca di gel per tenere i suoi capelli costantemente perfetti con un poco epico effetto bagnato totalmente modaiolo.

Momoa è così poco Conan che viene letteralmente oscurato dal bambino quattordicenne (Leo Howard) che lo interpreta da giovane nella prima mezz'ora del film, lui sì un piccolo eroe pieno di verve e di energia. Per il resto, siamo già stanchi di vedere Stephen Lang (Avatar) ancora nei panni del villain da comic-book, ed è inutile dire che la "bella dell'eroe" Rachel Nichols è utilizzata come il classico oggetto del contendere, da salvare e possibilmente amare. Ecco, se Nispel vuole proprio fare il moderno a tutti i costi, modernizzasse un po' il ruolo della donna nelle sue pellicole, che se non è da portarsi a letto allora è per forza una strega (Rose McGowan in questo caso): sarebbe forse l'unico cambiamento gradito.