Daybreakers: Recensione di Paolo Bassani

Nel 2019 quasi tutte le persone al mondo sono diventate dei vampiri, in seguito alla diffusione di un virus qualche anno prima. I pochi umani rimasti vengono imprigionati e sfruttati da multinazionali come quella guidata dal cinico Charles Bromley (Sam Neill) per poterne ricavare sangue da mettere in vendita. Ma le scorte si stanno esaurendo e i test eseguiti dallo scienziato Edward Dalton (Ethan Hawke) per creare un surrogato accettabile del sangue umano falliscono sempre miseramente. Quando tutto sembra perduto e la popolazione è ormai in rivolta, Edward incontra Audrey (Claudia Karvan), sana e ancora in libertà che gli farà scoprire che esiste un modo per tornare umani e guarire dal "vampirismo".

I fratelli Spierig (Undead) tornano in sala e confezionano un ibrido tra vari generi che convince pur nella sua semplicità. Splatter e horror vengono inseriti in una trama dai risvolti fantascientifici con intenti sociali che guardano all'oggi. Insomma un interessante commistione di sapori che si allontana da molto di ciò che abbiamo visto al cinema negli ultimi anni dopo il ritorno in voga dei succhiasangue. E' un peccato quindi che qui e là il film si lasci andare a qualche semplice banalità retrò piuttosto inutile: perchè mostrarci, ad esempio, che i vampiri non vengono riflessi dagli specchi, soprattutto se la storia prevede che la loro condizione sia frutto di un virus e che quindi tecnicamente non siano dei non-morti? In ogni caso resta comunque buono l'impianto narrativo, che tenta anche più di un discorso interessante sul potere che grosse aziende hanno nei confronti degli abitanti del pianeta o sui privilegi che le classi dirigenti si tengono stretti mentre il mondo va nel caos. Il tutto poi passa comunque in secondo piano durante le scene d'azione, vistosamente a basso budget ma mediamente riuscite.

Il film è poi impreziosito da una serie di partecipazioni piuttosto eccellenti, pur non memorabili a livello interpretativo: è un piacere vedere Ethan Hawke cavarsela bene in un ruolo decisamente inusuale per lui mentre Willem Dafoe è sempre una garanzia di professionalità (anche se ho l'impressione che accetti con troppa superficialità, per le sue doti, un po' tutto quello che gli viene offerto).