Defiance: I Giorni del Coraggio: Recensione di Riccardo Balzano

Nel 1941 i quattro fratelli Bielski, scamparono ai rastrellamenti operati dalle SS e si rifugiarono in una foresta. Qui insieme ad altri profughi formarono una squadra anti-nazista in cui anche le donne vennero addestrate al combattimento e impugnarono i fucili. Più volte i tedeschi li scovarono e attaccarono e il rigido clima invernale portò via molte vite. Ma il gruppo riuscì a difendersi e sopravvisse per alcuni anni fino al 1944, quando finalmente poté uscire allo scoperto.

Se molti film hanno associato la Seconda Guerra mondiale al tragico tema dell' Olocausto, "Defiance" traccia una sorta di finale alternativo, un percorso contrario su cui si avviarono gli ebrei che riuscirono a evitare la deportazione nei campi di concentramento. Il film di Zwick procede però fiacco, tra uno sparo e un bacio, suggestivo in alcune sequenze, ripetitivo in altre. Ha poi la struttura e l'ambizione di un kolossal, la mania del gigantismo ( come d'altronde era stato "L'ultimo samurai") che sminuisce la credibilità della vicenda e si mantiene su immagini stereotipate, e in questo caso anche con grandi riferimenti biblici ( il Mosè più volte nominato nel film) l'eroe buono che conduce alla rivolta gli "oppressi", le vittime. Più che un patetico susseguirsi di drammi e coraggio (quest'ultimo citato anche nel sottotitolo), è una sorta di misterioso e ludico "nascondino" senza tana libera tutti. Pur di velocizzare la storia ( che comunque riempie più di due ore), vengono scavalcati rapidamente quei passaggi che avrebbero meritato maggior pathos ( ad esempio le notizie dei decessi di parenti dei vari individui del gruppo) per riprendere il prima possibile con spari e schizzi di sangue. Sembra dunque tutto "ghiacciato", personaggi e sentimenti, più della vegetazione colta dal gelo invernale, comprese sceneggiatura e regia. E' più interessante dal punto di vista antropologico e in un certo senso metaforico: il contatto con la Natura, colei che per prima ospitò l'uomo e il grembo materno in cui esso tenta di rifugiarsi, ravviva quegli istinti primordiali che le convenzioni sociali trattengono. L'atmosfera è rarefatta e la foresta esclude i personaggi da un solido contesto storico: poche notizie arrivano dall'esterno, è un continuo vociferare, nulla è certo.

Convince di più il cast: Liev Schreiber, il fratello impulsivo e vendicativo, Jamie Bell, noto per aver interpretato Billy Elliot, il bambino irlandese appassionato di balletto classico. Il Daniel Craig, dagli occhi freddi come il ghiaccio, non si discosta molto dal James Bond, portato sullo schermo negli ultimi due anni impavido ma non cinico, in grado di cedere alla passione amorosa. "Defiance" lascia comunque trasparire quale orribile gioco sia la guerra, alla cui efferatezza non smette mai di opporsi tanta speranza.