Duplicity: Recensione di Riccardo Balzano
Claire Stenwick e Ray Coval, due spie industriali, amanti nella vita privata ma incaricati presso due potenti multinazionali rivali, dovranno entrare in possesso della formula di un prodotto miracoloso in modo tale che la società per cui lavorano sia la prima a brevettarlo. La realtà è però più complessa dell'apparenza.

Sembra che Tony Gilroy ( "Micheal Clayton" ) abbia pescato ad occhi bendati un po' dal filone di 007 e un po' dalla saga di Ocean's. Questo "Duplicity" è un discreto film di spionaggio, senza violenza e tutto volto agli intrighi e ai complessi sistemi industriali, ben diretto, fotografato ( da Robert Elswit, "Good night and Good luck") e musicato ( da James Newton Howard, "Il cavaliere oscuro"). E' forse anche un tentativo più riuscito e raffinato di riproporre la stessa commistione di relazione sentimentale e rivalità sul lavoro che in "Mr & Mrs Smith" era stata convertita ( erroneamente?) nell'insistente ricorso a scene sensuali, nell'appassionato gioco di effetti speciali e negli assurdi scontri a colpi di armi da fuoco, nonché in un' imbarazzante esaltazione del divismo concentrata sui due "belli e impossibili" Brad Pitt e Anjelina Jolie. "Duplicity" vanta dunque di maggiore sobrietà nella narrazione, certo non spettacolare ma lo stesso efficace. Trova il suo punto di forza nell'ottima gestione dei colpi di scena, nei sapienti (e mai confusi) salti temporali dal presente al passato (e  viceversa) e nella direzione degli attori. Gilroy, anche sceneggiatore, sa ben equilibrare vita privata e lavoro, non eccedendo nell'una e nell'altro, dando spessore psicologico ai personaggi ma senza dimenticare l'intrattenimento. La coppia Roberts - Owen ( nuovamente insieme dopo "Closer" ) funziona, più brava lei di lui. Nel cast anche Paul Giamatti e Tom Wilkinson, ottimi.

In "Duplicity" è l'eleganza (tecnica e scenografica) che fa spettacolo, non omicidi né mirabolanti imprese. E forse è per questo che le due ore e dieci risultano eccessive.