Fantastic Mr. Fox: Recensione di Riccardo Balzano

Mr. Fox, volpe giornalista, trasferitosi con moglie e figlio in un albero che affaccia sulle proprietà di tre ricchi e burberi contadini (Boggis, Bunce e Bean, soprannominati “Il Grasso, Il Corto e Il Secco”), decide di sfruttare la scaltrezza per dedicarsi alla sua attività preferita: il furto. Così, accompagnato dal complice Kylie, inizia a derubare i tre proprietari i quali inizieranno a dare la caccia a lui e alla sua famiglia.

Roal Dahl non è, strano a dirsi, un autore facile: i suoi libri per l’infanzia difatti si colorano di allegorie e metafore spesso poco decodificabili dai i piccoli lettori. E già Tim Burton ne “La fabbrica di cioccolato” (più di Mel Stuart nella trasposizione del 1971) ne aveva svelate e convertite in immagini le fantasiose invenzioni narrative, i personaggi eccentrici e gli assurdi accadimenti attraverso la deformazione caricaturiale, la pop art, il cromatismo eccessivo e abbagliante. 

 Wes Anderson, autore altrettanto complesso, particolarmente affezionato al libro “Fantastic Mr. Fox”, il primo che ha posseduto, gioca su due processi: quello, più convenzionale, di antropomorfizzazione dell’animale e quello, meno solito, di zoomorifizzazione dell’uomo. La volpe “vive”, lavora (come giornalista), segue i propri interessi (leciti o illeciti che siano), ha una famiglia e delle ambizioni; i tre contadini si nutrono, custodiscono gelosamente ciò che è loro e, provocati, cacciano. Ma chi è veramente la "belva"? Nessuno dei quattro. Non lo è nemmeno il temibile lupo che, solenne ed elegante, fugge per le cime innevate. Non esiste nè uomo nè fiera. A differenza del libro, il film non è proprio per bimbi: oltre alla ricchezza dei contenuti, esplicitata frammentariamente in alcune sequenze di eccezionale fattura, la raffinatezza della forma e dello stop motion, le deliziose musiche (Alexandre Desplat), la selezione oculata dei brani (dai Beach Boys ai Rolling Stones), e l’assenza di una spettacolarità facile e d’intrattenimento risultano più attraenti agli occhi dei  grandi.

Un film d’animazione per adulti dunque (ed è una moda che si è già affermata da qualche anno), che miscela un linguaggio diegetico e cinematografico innovativo (almeno per il genere) a una tecnica che sa di rétro con il frequente ricorso a carrelli e campi lunghi, ma comunque fluida e brillante, impreziosito dallo splendido doppiaggio in lingua originale a cui prestano le voci, tra gli altri, George Clooney, Maryl  Streep, Bill Murray, Micheal Gambon e Willem Dafoe. A differenza di quanto dice qualcuno non ha nulla da invidiare ai lavori Pixar.