Fast & Furious 5: Recensione di Riccardo Balzano

Confinati a Rio de Janeiro Dom, Brian e Mia decidono di mettere in atto un ultimo piano per conquistare la libertà: rubare cento milioni di dollari di proprietà di Hernan Reyes, il più influente e noto (mal)affarista della città. Chiamati alcuni complici ed amici ad aiutarli, il gruppo dovrà fare i conti con gli scagnozzi di Reyes e l’implacabile agente federale Hobbs.

Alla quinta volta lo spettacolo è sempre lo stesso e siamo sicuri che i fan riusciranno ancora a goderne. Noi no. E l’oggettività (che è sempre da considerare) ci suggerisce quanto il film sia esteticamente ed eticamente opinabile (i cattivi sono mafiosi, i buoni corrotti, la libertà si acquista con la moneta), diegeticamente strabico:  acrobazie di macchina e bulimia di effetti  s’incrociano a monologhi dislessici sull’amicizia virile e sul valore della famiglia mentre gli attori (ed è opportuna qui una distinzione da“interpreti” ) affrontano a muso duro situazioni improbabili, esibendo bicipiti pompati e unti nella fiera di un machismo in formato blockbuster che stimola il testosterone e sollazza i neuroni e che non poco si indebita con lo spot automobilistico e col videoclip.

 Justin Lin, promosso per la terza volta alla regia,  raccoglie mezzi e pezzi (umani e meccanici, sta a voi trovarne le differenze) della serie e non elude lo scopo meramente commerciale dell’operazione: conduce con tanta enfasi gli inseguimenti e le risse quanto con tanta malizia sbatte culi in primo piano senza (miracolosamente) l’ausilio della stereo-tridimensionalità. Mentre le donnine, tutte “equipaggiate” di sessappiglio e sensualità latina (la veterana Jordana Brewster e la madrilena Elsa Pataky)  o mediorientale (torna la Miss Israele Gal Gadot)  giocano a fare la neo-mamma, la vedova e la vamp cazzuta, innalzate ad emblemi della poliedricità del gentil sesso ma con lo scopo di controbilanciare le non tanto velate spinte sessiste più che per contemplare in modo sincero l’eroicità quotidiana della donna, i maschi (a Diesel e Walker si aggiunge Johnson) si azzuffano per le strade di Rio sferrando cazzotti e scaricando mitragliette, sputando battute e sangue con la stesso trasporto emotivo.

L’ibridazione di generi  (azione, dramma, gangster, poliziesco) va di pari passo con la variazione di timbri, dall’umorismo strafottente al sentimentalismo da soap opera. Il confine  tra cinema e videogioco è percorso a massima velocità senza mai essere varcato, né dall’una né dall’altra parte. Nel cast tre rapper:  Lodacris, Don Omar  e Tyrese Gibson.