Fratelli in Erba: Recensione di Paolo Bassani

Bill e Brady Kincaid (entrambi Edward Norton) sono due gemelli assolutamente identici nell'aspetto ma lontanissimi per le strade che hanno intrapreso nelle loro vite. Bill, seppur con un quoziente intellettivo addirittura minore di quello del fratello, ha scelto di dimenticarsi della piccola cittadina nella quale è nato, della madre che non vede da un decennio, del padre spacciatore morto da tempo, e di diventare brillante professore di filosofia classica alla Brown University, tra le lodi dei suoi superiori e le avances delle sue studentesse. Brady invece ha scelto una via opposta, mettendo in piedi con brillante ingegno un impianto di coltura di marijuana unico nel suo genere, per creare il quale però si è indebitato fino al collo con il membro di spicco della sua sinagoga, nonché famoso spacciatore di narcotici, Pug Rothman (Richard Dreyfuss). Fingendosi morto, Brady costringe così Bill a ritornare in Oklahoma contro la sua volontà e lo incastra in un gioco a due volti per risolvere la questione una volta per tutte.

Tim Blake Nelson ha la tipica faccia da caratterista a cui, nella vita reale, non daresti mai un soldo. Eppure negli anni ha saputo affiancare la sua carriera di attore "folle" (impossibile dimenticarlo in Fratello dove sei?) ad una di regista ben più interessante, fatta di esperimenti spesso poco riusciti (O come Otello con Josh Hartnett) ma decisamente anticonvenzionali. E' quindi con rammarico che assistiamo alla non brillante performance di Fratelli in erba, che con il titolo originale, Leaves of Grass, rimanda direttamente al capolavoro Foglie d'erba di Walt Whitman e già dovrebbe farci capire da che parti stiamo andando a parare. Nelson, anche sceneggiatore, mette in piedi una commedia apparentemente triviale ma in definitiva carica (persino troppo) di doppi significati, letture a più strati, rimandi filosofici e letterari noti a molti ma non a tutti. Il film riesce quindi ad essere godibile sia per chi cerca sola evasione, tra simpatici "assaggi d'erba", fughe rocambolesche e qualche spiazzante spargimento di sangue finale, sia a chi, anche ad una storia d'evasione, chiede un significato ben preciso. Che in questo caso è quanto sia labile il confine tra commedia e tragedia, come spiega mettendo fin da subito le carte in tavola il professor Kincaid ad inizio film, e quindi come il caso (o il caos) regoli il mondo e possa trasformare un momento di apparente liberazione e felicità in uno di ben altra caratura drammatica. Woody Allen sarebbe ben d'accordo. In questo è esemplare la figura dell'uomo che Bill, volando dal fratello creduto morto, incontra in aereo del tutto fortuitamente. E che incontrerà di nuovo in sinagoga. E che ritroverà poi a sorpresa nel finale. Una variabile imprevedibile nell'ordine della cose, che crea scompiglio e porta a risultati insperati.

Malgrado gli ottimi intenti però la messa in scena di Nelson non riesce ad essere troppo incisiva: ci pensa il grande Edward Norton in doppio ruolo a salvare in toto il film, grazie a una delle sue più strepitose interpretazioni, che col doppiaggio purtroppo perderà la sua forza dirompente (in originale Norton gioca in maniera impressionante con le differenze d'accento tra i due fratelli gemelli, donando ad ognuno di loro timbro ed inflessioni di voce diverse). Peccato per i sottosfruttati attori di contorno, da una spaesata Susan Sarandon ad un simpatico Richard Dreyfuss che purtroppo ha troppo poco spazio.