Frost/Nixon - Il Duello: Recensione di Paolo Bassani

Il 9 agosto 1974, in seguito allo scandalo Watergate, l’allora Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon rassegnò le dimissioni dal suo incarico e si ritirò a vita privata trincerandosi dietro ad un alone di silenzio e di mistero. Fu solo tre anni più tardi, nel 1977, che un anchorman televisivo britannico alle soglie della disoccupazione tentò il colpaccio e lo convinse a rilasciare un’intervista televisiva a puntate che sarebbe entrata nella Storia. Quel giornalista si chiamava David Frost (lo interpreta Michael Sheen, che era Tony Blair in The Queen) e la sua incredibile vicenda rivive oggi sotto i nostri occhi grazie al regista Ron Howard in un film candidato a ben 5 premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e la miglior regia.

In uno stile a metà tra il finto documentario e il reportage d’inchiesta, con il racconto intervallato da – false – interviste che raccontano l’accaduto a posteriori, Frost/Nixon è una tesissima e trascinante pellicola che, senza soffermarsi nel dare troppi giudizi e soprattutto senza cadere nel tranello dell’accusa gratuita, ci mette di fronte con dovizia di particolari a quello che successe nelle settimane che precedettero la storica intervista, fino ad arrivare al duello tanto atteso con un notevole climax narrativo. Tratto da uno spettacolo teatrale di Peter Morgan (sceneggiatore di The Queen e L’ultimo re di Scozia) che ha girato Londra e Broadway con gli stessi due attori protagonisti della trasposizione cinematografica, il film ha sicuramente uno dei suoi punti di forza nello strepitoso cast di contorno, con il redivivo Kevin Bacon (Mystic River) nei panni del Capo di Stato Maggiore Kevin Brennan, e con Sam Rockwell (Confessioni di una mente pericolosa), Matthew MacFayden (Orgoglio e pregiudizio) e Oliver Platt (Casanova) in quelli dello scompigliato entourage di Frost.
Costantemente in bilico tra l’analisi del ruolo dei mass media nella politica americana, il dietro le quinte difficoltoso ed estenuante che coinvolge le due compagini nella preparazione dell’evento e l’intensa umanizzazione dei personaggi grazie soprattutto ad un Frank Langella superlativo che regala al suo Presidente una sensibilità e un dolore realmente tangibili, Frost/Nixon riesce ad essere sia un ottimo prodotto hollywoodiano di entertainment che un utile mezzo per conoscere particolari poco conosciuti della vicenda post-Watergate. Ed è in questi piccoli racconti di persone fragili che Ron Howard riesce a dare il meglio di sé, lontano anni luce dalla debole magniloquenza dei suoi film meno riusciti (Il codice Da Vinci o Il Grinch, per dirne due).


E alla fine, finita l’intervista e terminate le proprie cartucce, i due ex duellanti scopriranno di essersi legati in maniera ben più profonda di quanto non avessero mai potuto immaginare.