Frozen: Recensione di Paolo Bassani

Dan, Parker e Joe sono tre giovani universitari che decidono di regalarsi una domenica sui monti lontano da cellulari e problemi della "vita reale". Dan e Joe sono migliori amici da una vita, e il primo è da circa un anno fidanzato con Parker, che si unisce alla rodata coppia di snow-boardisti pur non essendo assolutamente pratica di sport alpini. Giunta la sera, i tre riescono a strappare all'addetto alla seggiovia un'ultima discesa, ma nel tragitto che li sta portando sulla cima del monte, e per una serie di sfortunate coincidenze, l'impianto viene chiuso, la corrente viene tolta e i tre malcapitati rimangono sospesi per aria, nel gelo della notte. Piccolo particolare: l'impianto riaprirà solamente dopo 5 giorni.

Frozen è il classico esempio di buona idea alla quale non corrisponde automaticamente un buon film. Se lo spunto poteva essere intrigante, sulla scia di altri numerosi e recenti esempi di film "costretti" in un unico set, la realizzazione appare decisamente povera di mezzi e di idee per poter appassionare anche solo per 90 minuti. L'inizio è decisamente troppo lungo, e nei primi 20 minuti assistiamo alla presentazione - superflua - dei personaggi, dei loro rapporti interpersonali, dei loro gusti e delle loro debolezze. Poi finalmente la seggiovia si blocca, e se i primi momenti sembrano far presagire un film carico di tensione, basta la prima, insulsa scelta di uno dei tre ragazzi per mandare tutto all'aria. Difficile spiegarla senza rovinare la sorpresa, ma mi riferisco al salto nel vuoto che si vede nel trailer: anche un bambino saprebbe come cercare di cadere senza farsi troppo male, mentre il nostro "eroe" si dimostra a dir poco geniale nel voler rompersi per forza. Alcune scelte poi paiono dettate più dalla mancanza di budget che da una reale volontà registica (la scelta di non mostrare una scena particolarmente trucida ma probabilmente difficile da realizzare ne è un esempio), mentre i tre giovani protagonisti (fa sorridere che uno di loro, Shawn Ashmore, interpretasse l'Uomo Ghiaccio nella trilogia di X-Men) sono di fondo molto antipatici e quindi delle loro sorti il pubblico si disinteressa piuttosto in fretta.

Frozen è un film che preme l'acceleratore soltanto a macchina ferma, facendo costantemente presagire uno scatto deciso in avanti, che si tramuta però poi in una marcia ad andatura molto modesta, con un paio di misere idee dilatate all'infinito. Un po' pochino.