Ghost Town: Recensione di Paolo Bassani
Tempo di fantasmi! Dopo La rivolta delle ex, ecco la seconda variazione sul tema in poche settimane... Il dottor Bertram Pincus (Ricky Gervais) è un dentista londinese trapiantato a Manhattan. In poche parole odia la gente: vive solo e nella più totale tristezza, ama il suo lavoro perchè ha a che fare con persone impossibilitate a parlare visto il materiale che infila loro in bocca, è odioso, maleducato e insopportabile. Per un problema intestinale è costretto a sottoporsi ad un'operazione chirurgica di routine durante la quale va in arresto cardiaco per quasi sette minuti. Al suo risveglio, si renderà conto di essere l'unica persona al mondo a poter vedere i fantasmi che popolano New York, persone rimaste nel limbo tra la vita e la morte per porre rimedio ad alcuni danni commessi durante la loro esistenza. Tra di loro anche il pentito fedifrago Frank (Greg Kinnear, Little Miss Sunshine, Identità sospette), deciso a non far sposare la sua vedova Gwen (Tea Leoni, Spanglish, Dick & Jane operazione furto) con un uomo che reputa non adatto a lei...

Per chi non conosce il talento inglese di Ricky Gervais (geniale attore e autore di serie televisive come Extras e The Office, attualmente detentore di tre Golden Globe, due Emmy e sette BAFTA), il personaggio da lui interpretato in Ghost Town potrà sembrare originale e probabilmente irresistibile. Per chi invece già lo ammira e lo apprezza, il tutto è già cosa vista, visto che la macchietta dell'irritante e scorbutico solitario maschilista e sbruffone è quella che l'ha portato al successo in Inghilterra e che Ghost Town doveva servire a far conoscere anche al pubblico americano. Un film talmente classico e lineare che si fatica a riconoscere la mano del suo autore, ovvero quella di uno dei più importanti sceneggiatori viventi, David Koepp, pupillo di Spielberg e autore di script entrati nella Storia, da Jurassic Park a Carlito's Way, da Mission: Impossible a Spider-Man. Qui, alla sua ennesima prova anche come regista (dopo Echi mortali e Secret Window, dove però le atmosfere erano ben altre), non mostra nessun particolare guizzo narrativo, pochi sono i momenti davvero divertenti e l'interpretazione di Gervais è spigliata e di routine come al suo solito, e rimane l'unico vero motivo per non cestinare del tutto il film. A coadiuvarlo ci pensano la brava e sottovalutata Tea Leoni e il desaparecido e troppo impostato Greg Kinnear.

Resta, come in ogni film con fantasmi che (non) si rispetti, la solita situazione di disagio quando ci troviamo di fronte ad "entità" che attraversano muri e autobus ma non il pavimento su cui camminano, che lasciano la loro ombra sotto il sole e compagnia bella... E' così difficile pensare a qualche stratagemma che possa ovviare a queste situazione.