G.I. Joe: La Nascita dei Cobra: Recensione di Riccardo Balzano
La M.A.R.S. rinomata industria di armi militare, fabbrica una pericolosa sostanza liquida capace di divorare il metallo di cui i COBRA, capeggiati dal temibile Destro, vogliono impossessarsi per mettere in atto il loro piano di conquista del mondo. Ma i JOE, squadra composta dai più validi combattenti di tutte le nazionalità, tenteranno di fermarli.

Ispirato alla collezione di action figures lanciate sul mercato dalla Hasbro nella metà degli anni sessanta (e più nota qui in Italia con il nome della variante inglese, Action Man), ma ancora in voga e più popolare negli anni ottanta quando oltre a una serie animata vennero pubblicati dalla Marvel anche dei fumetti con protagonisti i suoi personaggi, "G.I. Joe" possiede gli svantaggi della maggior parte dei film del genere, ovvero una trama compiaciutamente intricata ma tutto sommato poco intrigante con colpi di scena incastonati nell'ultima mezz'ora  che non hanno però la forza necessaria per sbigottire e fluiscono senza attrazione davanti l'occhio dello spettatore. Vanta comunque di un'unica, lunga sequenza memorabile, l'inseguimento per le trafficate vie di Parigi (scena in realtà girata a Praga) e per il sagace utilizzo dei flashback (i più interessanti quelli che riguardano i due ninja Storm Shadow e Snake Eyes), avviati ed esauriti velocemente con suggestive trovate estetico-visive. Altri punti deboli sono la sottotrama romantica e lo spreco di idee più per l'invenzione di gadget sorprendenti che per suggestivi incastri narrativi. E poi c'è la mano di Sommers, uno di quei registi che hanno rinunciato, nel campo del cinema d' azione, a uno stile veramente personale sacrificandolo all'utilizzo smisurato, gigantistico e spropositato degli effetti speciali (si prenda come esempio il collega Micheal Bay). Ma come è successo ai robots di "Transformers", anche i personaggi di G.I. Joe sono catapultati in un mondo virtuale ma sempre verosimile (con tanto di pseudo-patriottismo e militirarismo statunitense) che simula quello ricco di meraviglia che via via si compone, o meglio, componeva nella mente dei bambini che si dilettavano coi pupazzetti, anzichè descriverlo cinematograficamente con un' ironia che gli sarebbe stata molto più congeniale.

Tuttavia c'è da dire che "G.I. Joe", girato in sole 12 settimane rispetto alle 24-30 solitamente impiegate per film del genere, grazie ad alcune riuscite, anche se poche, trovate formali e ad una sceneggiatura decorosamente scritta (tre gli autori tra cui lo Stuart Beattie di "Collateral" ) è un decente film d'intrattenimento ma debole come capitolo di lancio per un sequel (che il finale aperto suggerisce) o peggio ancora per una serie.