Harry Potter e Il Principe Mezzosangue: Recensione di Paolo Bassani
Dopo l'ascesa di Voldemort, il mondo magico è nel caos. Neppure Hogwarts è più così sicura, e se ne renderà conto persino Harry Potter, ancora turbato dalla violenta morte del suo padrino Sirius Black. Ma un nuovo anno scolastico attende gli studenti di magia e stregoneria, con un nuovo professore di Pozioni, Horace Lumacorno, e il fiorire di nuovi amori tra i corridoi della scuola. Intanto però una serie di attentati minerà la tranquillità dell'istituto, e Silente sarà costretto a rivelare ad Harry, tramite alcuni dolorosi ricordi, alcune inquietanti verità sull'ascesa del Signore Oscuro...

Chi come me restò deluso dal quinto capitolo e dall'inesperienza del britannico David Yates potrà tirare un sospiro di sollievo. Il sesto libro della saga del maghetto creato da J.K. Rowling, da molti considerato il migliore della serie, trova sul grande schermo una trasposizione almeno soddisfacente, pur con diversi limiti. Partiamo dalle note dolenti: innanzitutto un inizio confuso che fa temere il peggio, con un prologo, nel quale i Mangiamorte invadono Londra, che rimane incompiuto non portando ad alcuna conseguenza, e un successivo incontro tra Potter e Silente piuttosto imbarazzante. Da lì la qualità migliora decisamente anche se purtroppo il ritmo è generalmente scarso e la prima ora abbondante se ne va per lunghi ma necessari colloqui... A dare uno scossone alla lentezza della prima parte del film ci pensano il Quidditch con il trionfo di Ron Weasley e la verve di Jim Broadbent nei panni di Horace Lumacorno, protagonista di una memorabile entrata in scena. Il film fatica comunque a prendere quota anche per colpa dell'eccessiva sdolcinatezza che pervade l'intera pellicola: è lontanissima infatti la delicatezza che Mike Newell ebbe nel trattare i primi pruriti d'amore nello stupendo Calice di fuoco. Qui il tutto è trattato in maniera così fanciullesca da dare anche fastidio, soprattutto quando nelle questioni d'amore dei ragazzi si intromettono persino i professori (Silente che chiede a Potter cosa provi per Hermione è un colpo al cuore...)

Si diceva però che Harry Potter e il principe mezzosangue ha anche vari pregi. Non ripeteremo la solita solfa del "capitolo più dark" (è da La camera dei segreti che per la maggior parte della critica ogni episodio è sempre banalmente e stupidamente "più dark" del precedente...), anche perché ad oggi le terrificanti ma sublimi astuzie di Alfonso Cuaron rimangono ancora insuperate. Di sicuro però con la comparsa del tema degli Horcrux il film fa un balzo in avanti piuttosto netto e si apre ad una parte finale emozionante e commovente: la scena nella grotta degli Inferi è realizzata splendidamente, soprattutto grazie ad un'interpretazione straordinaria e toccante di Michael Gambon/Albus Silente, e i successivi accadimenti nella torre di Astronomia vanno a segno con successo. Restando in tema di interpretazioni, il livello è altissimo da parte di tutti i componenti del cast. O quasi. Se gli adulti sono tutti dei mostri sacri, Rupert Grint (simpaticissimo) ed Emma Watson (emozionante) si confermano ottime giovani promesse, mentre il Draco Malfoy di Tom Felton, dopo alcuni episodi il cui il suo personaggio era stato relegato al ruolo di comparsa, si prende i suoi spazi e lo fa con sicurezza. A deludere è nuovamente lui, Daniel Radcliffe, per cui ormai la speranza è perduta: mai un secondo in cui riesca ad essere davvero incisivo o convincente.

A conti fatti Il principe mezzosangue compie il suo lavoro e lo fa con onore, grazie anche (soprattutto?) al ritorno alla sceneggiatura di Steve Kloves, che si era preso una pausa dalla saga lasciando L'ordine della Fenice in mani altrui. L'impressione è però che, malgrado l'imponente durata di 2h e 30', molte importanti scene di raccordo siano rimaste sul pavimento della sala di montaggio.