Hysteria - L'Eccitante Invenzione del Vibratore: Recensione di Riccardo Balzano

 

Londra. Fine ‘800.  Mortimer Granville, giovane e brillante dottore che abbraccia le teorie più rivoluzionarie e avanguardiste della neo-medicina, è alla perenne ricerca di un posto di lavoro. Rifiutato e licenziato dalla maggior parte degli ospedali proprio per le sue “eretiche” convinzioni in campo medico, viene accolto nella clinica di Robert Dalrymple, specializzato nella cura dell’isteria femminile attraverso un massaggio manuale dell’organo sessuale. Qui, oltre al successo lavorativo trova anche l’amore (corrisposto) della figlia più piccola dell’anziano dottore, Emily, e conosce la sfacciata intraprendenza della più grande, Charlotte, impegnata nella lotta per i diritti delle donne e nella solidarietà verso i meno abbienti. Ma presto la situazione degenera: non essendo più in grado di soddisfare le proprie pazienti, viene cacciato da casa Dalrymple. Fatto ritorno dall’amico Edmund, inventore e scienziato, Mortimer mette a punto un piccolo congegno elettrico che va a sostituire la stimolazione manuale con quella meccanica. Il successo lo attende.

Mesi fa il “metodo pericoloso” di Freud/Cronenberg approdava dai saggi sullo schermo per ispezionare una psiche stratificata e un inconscio insidioso, nel caso clinico e specifico di una paziente (Sabina Spielrein), in modo da risalire alla fonte dei traumi e delle perversioni sessuali: metodo che si traduceva nell’abreazione. In “Hysteria” (siamo negli anni Ottanta del XIX secolo, leggermente in anticipo e poi contemporanei al pensiero dottrinale di Jung e Freud) si procede in modo contrapposto, fisiologico.

Ma la stimolazione del sesso è solo un pretesto per indagare sullo sfogo dell’emancipazione femminile al tempo delle suffragette e della seconda rivoluzione industriale. L’epoca vittoriana, secondo medioevo dell’eros e degli impulsi sub-razionali, concentra e comprime innumerevoli spinte, al pari dei languori uterini, che trovano espressione nel dialogismo propagandistico (portato avanti con vigore da Charlotte Dalrymple/Maggie Gyllenhaal) e nella mercificazione (Marx) dell’ (auto)erotismo (l’elettrostimolatore pelvico, meglio noto oggi come “vibratore”). L’isteria si traduce quindi nella consapevolezza dei propri stimoli, della ninfomania, nella concezione sessuale della propria individualità, ma anche nella politica dei sessi, non più sessista. E non è un caso che il sub-plot sentimentale non coincida con le dinamiche passiviste dei protagonisti ma con le intenzioni di affermazione di entrambi e l’happy ending abbia valore catartico solo se letto in chiave psicanalitica (ante-litteram)/individualistica. L’angelo del focolare, avvezzo all’ozio e al pettegolezzo da salotto, diventa interprete attivo della propria condizione, da usurata mobilia bourgeois (di cui anche le nudità si coprono con baldacchini) a esploratrice positivista del proprio io sessuale e politico.

Tanya Wexler partecipa, da donna, al progresso ma senza esasperarne la dialettica, andando a calcare sulla simpatia dei personaggi quanto sulla verosimiglianza storica. Protagonisti e caratteristi (tra cui spicca l’indaffarato e goffo inventore Edmund di Rupert Everett) si compensano e competono in bravura. Mensione speciale a scene ( Sophie Becher) e fotografia (Sean Bobbit, “Shame”).