Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno: Recensione di Paolo Bassani

Otto anni sono passati da quando Batman ha fermato Joker e si è addossato la colpa per la morte di Harvey Dent. Otto anni in cui Batman è sparito dalla circolazione, così come il suo alter ego Bruce Wayne (Christian Bale), ormai acciaccato ed eremita. Ma un nuovo flagello arriva a Gotham: è Bane (Tom Hardy) che minaccia di distruggere la città. Bruce Wayne dovrà ritrovare le forze, farsi aiutare dai suoi compagni di sempre e accettare l'aiuto di una ladra professionista, Selina Kyle (Anne Hathaway). 

Ora possiamo iniziare a tirare le fila. Sebbene, e gli crediamo, Nolan non avesse mai impostato il suo Batman come una trilogia (anche perché chi avrebbe mai pensato che Begins potesse essere appetibile per il grande pubblico e portasse ad un affatto scontato sequel?), è proprio come ad un affresco unico che dobbiamo guardare il suo imponente lavoro sull'Uomo Pipistrello. Al regista è sempre piaciuto attribuire ad ognuna delle tre parti del racconto un tema specifico (la Paura, il Caos e ora il Dolore), ma in The Dark Knight Rises questi tre elementi convergono, si scontrano e si fondono facendo esplodere tutto in un finale incandescente. Echi (e personaggi) da Batman Begins che concludono le fila di un discorso importante sul ruolo dell'Uomo con la Maschera, di ogni uomo con la maschera, e di ciò che questo simbolo può rappresentare al di là di chi la indossa. Un lavoro egregio di cesellamento e incastro, e soprattutto, come e più che nei precedenti film, un grande film corale. E' ora di alzare la voce e gridare che questa trilogia non sarebbe stata la stessa senza l'enorme Gary Oldman, che dona a Jim Gordon un'umanità incomparabile e che fin da Begins è sempre stato il Robin che Batman non ha mai avuto al suo fianco.

Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno soffre un po' più dei suoi predecessori sul versante della sceneggiatura. Scarsa limpidezza all'inizio sulle motivazioni di Bane e sul ruolo di alcune new entry (Miranda Tate) e più di un buco di trama verso il finale quando in poche ore si sormontano viaggi da una parte all'altra del mondo e troppe occorrenze (e da una trilogia che ha fatto proprio della verosimiglianza la propria carta vincente non si accetta facilmente). Inoltre il pre-finale è un tantinello banale e un paio di cadute di Bruce Wayne nella facile romanticheria mal si incastrano col tormento del suo personaggio. Ci si aspettava qualcosa di più anche da Bane: più violenza bruta e meno teatralità, anche se quest'ultima scopriremo far parte del suo DNA. Impossibile giudicare la performance di Tom Hardy essendo lui sempre coperto da una maschera e avendolo sentito doppiato (gli presta la voce Filippo Timi in maniera pessima, per nulla aderente e troppo sopra le righe: un altra scelta scellerata da parte di Warner dopo il Joker di Adriano Giannini). Molto meglio Anne Hathaway: la sua Catwoman (ma nel film non viene mai chiamata così) è sexy, divertente, ma anche toccante (il rapporto con il personaggio di Juno Temple si delinea facilmente in pochi sguardi), determinata, intrigante: promossa a pieni voti.

Christopher Nolan ha sempre trattato i suoi film di Batman come non fossero film su Batman, e questo è ancora più evidente in questo ultimo atto, nel quale Christian Bale vestito da Uomo Pipistrello quasi non si vede per tutta la parte centrale del film, che si ricollega alla prima di Begins, quando Bruce Wayne doveva trovare sé stesso prima di poter diventare un simbolo. E' addirittura il primo film di sempre in cui Batman non guida alcuna Batmobile: stavolta si limita al già conosciuto Batpod (un'invenzione che si conferma pazzesca e che stavolta strabilia ancora di più) e aggiunge il Batwing, che però delude sia come prestazioni che come debutto in scena (semplicemente Lucius Fox dice: "Ecco a lei il Batwing signor Wayne", mentre vi ricordate quale genialità nel farci scoprire il Batpod nello scorso film?)

Come sempre impareggiabile la colonna sonora, che affianca all'esaltante tema di Batman un accompagnamento "corale" per Bane dal sicuro impatto in sala. E il finale? Sì, commuove, anche se meno sorprendente di quanto si potesse immaginare.