Il Gatto con gli Stivali: Recensione di Paolo Bassani

Il Gatto con gli Stivali torna alle origini. Abbandonato in una cesta quando era poco più che neonato, il micetto dagli occhi dolci viene cresciuto in una dimora per orfanelli e lì stringe amicizia con il classico reietto, l’ovetto Humpty Alexander Dumpty, da sempre alla ricerca dei leggendari fagioli magici che, se piantati, farebbero crescere una pianta talmente alta da permettere di raggiungere un antico castello tra le nuvole che ospita l’Oca dalle Uova d’Oro. Ma le strade di Gatto e Humpty sono destinate a dividersi, e il felino, ricercato dalle autorità nella città in cui è cresciuto, deve diventare un avventuriero solitario e misterioso, fino a quando, molti anni dopo, gli sarà offerta l’occasione per redimersi.

Conosciuto in Shrek 2, il Gatto con gli Stivali (doppiato meravigliosamente, anche in italiano, da Antonio Banderas) è entrato nel cuore del pubblico grazie al suo irresistibile mix di arroganza sfacciata, fascino latino e dolce tenerezza. La verità è che era rimasto uno dei pochi punti a favore degli ultimi due episodi di Shrek, e quindi lo spin-off stavolta, anziché una pura operazione commerciale, è sembrato a tutti la giusta occasione per dargli lo spazio che merita. E il risultato è un’avventura elettrizzante, piena di azione, di trovate carine e di comicità spigliata. Una comicità che non è più però sberleffo o satira come la Dreamworks aveva “osato” fare in Shrek, ma è un’ironia più docile, dal taglio bambinesco. Solo in rari casi il Gatto sa uscire da situazioni compromettenti o pericolose con qualche trovata sovversiva più facilmente decifrabile da un punto di vista adulto.

Ciò che purtroppo manca nel film sono dei personaggi secondari che possano reggere il confronto con il protagonista: Humpty Dumpty, i furfanti Jack & Jill e la gatta Kitty sono anonimi e poco incisivi, mentre l’unica figura che strappa sincere risate di approvazione (il gattino silenzioso che si stupisce con la zampa davanti alla bocca) è straordinaria ma compare per pochi secondi. L’animazione è ovviamente di altissimo livello, così come l’efficace 3D, e la colonna sonora è trascinante. Il risultato è film d’animazione soft nei toni che tralascia il politicamente scorretto per divertire con situazioni e avventure sfrenate: insomma, il Gatto non graffia, ma una nuova avventura con lui come protagonista la attendiamo volentieri.