Il Petroliere: Recensione di Leonardo Piva

Storia epica e turbolenta sulla famiglia, la fede, il potere e il petrolio, Il Petroliere è ambientato nell’incendiaria frontiera della California in cui, nel passaggio tra il XIX° e il XX° secolo, scoppia il boom dell’oro nero. Il film racconta le vicende di Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis), che da povero minatore d’argento che deve crescere un figlio diventa un tycoon del petrolio che si è fatto da solo.
Quando Plainview riceve un misterioso suggerimento su una piccola cittadina ad Ovest dove un oceano di petrolio sta emergendo dal terreno, si trasferisce con il figlio H.W. (Dillon Freasier) per tentare la sorte nella polverosa Little Boston. In questa città di periferia, dove la maggiore fonte di eccitazione proviene dal grande fervore religioso espresso dalla chiesa del carismatico predicatore Eli Sunday (Paul Dano), Plainview e H.W. raggiungono il successo. Ma anche se i giacimenti li rendono ricchi, nulla sarà più lo stesso: i conflitti aumentano e ogni valore umano (l’amore, la speranza, il senso di comunità, la fiducia, l’ambizione e anche il legame tra un padre e un figlio) vengono messi in pericolo dalla corruzione, dall’inganno e dal petrolio.

Otto nomination agli oscar (miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior sceneggiatura non originale, miglior fotografia, miglior scenografia, miglior montaggio, miglior montaggio sonoro).Vincitore del Golden Globe per il miglior attore (Daniel Day-Lewis).
Il Petroliere arriva nelle sale italiane dopo aver convinto tutti a quanto pare. Probabilmente per questo le attese sono state tradite, almeno in parte.
La quarta pellicola del giovane talento californiano Paul Thomas Anderson ha ambizioni elevatissime, pieno di idee e spunti molto interessanti. I personaggi principali sostanzialmente presentano tutti un lato oscuro (perfino il vecchietto padre di famiglia, che sembra essere la persona più buona del mondo, si scopre essere uno che picchia la piccola figlia), nero come il motore del film: il petrolio. Daniel Day-Lewis offre un’interpretazione sicuramente memorabile nel caratterizzare un personaggio assolutamente senza scrupoli né timori, nel delineare un cercatore di petrolio quando ancora questa parola significava la speranza e la voglia di un successo economico e la possibilità di un futuro roseo per sé e per i propri figli. A quanto pare nel film non è così, Day-Lewis non ha rapporti di nessun tipo, col passare dei minuti diventa sempre più misantropico e ossessionato dalla voglia di primeggiare nettamente sulla concorrenza, brullo e arido come la terra che tanto ama. Il protagonista minuto dopo minuto rivela la sua anima nera, testimoniata soprattutto nel momento dell’abbandono del figlio “adottato” e tanto utile nei momenti di intenerimento per convincere i proprietari terrieri a vendergli le terre. Viene circondato prima da un finto e da un predicatore, che attratto pure lui dal nero, questa volta della veste da carica pseudo religiosa che ricopre. Paul Dano risulta l’anello debole della catena, il suo personaggio (sicuramente interessante) non è altro che un finto predicatore religioso, che grazie al suo status, gestisce con l’inganno le menti deboli della cittadina.

Non è mosso dal nero del petrolio e dell’avidità, ma dal nero della menzogna. Paul Dano non rende giustizia alle potenzialità del personaggio, presentando un’interpretazione troppo sopra le righe, al limite del caricaturale.
La fotografia di Robert Elswit e le musiche originali di Johnny Greenwood (cantante dei Radiohead) risultano essere le note probabilmente più positive del film. La regia di Anderson è pulita ed efficace. È un virtuoso della forma, e lo si vede. Purtroppo la pellicola non è assolutamente costante, alterna momenti decisamente avvincenti e cupi (la musica di Greenwood gioca in questo un ruolo decisivo) di grande estetismo e purezza cinematografica a momenti invece ahimè, che sfiorano la noia (i 158 minuti li si sentono tutti).

La pellicola è molto ambiziosa ed elegante a riprova del talento di Anderson, offre momenti di grande di cinema, purtroppo non sempre assistito dalla capacità di coinvolgere.