Il Respiro del Diavolo: Recensione di Riccardo Balzano

Dopo che la banca ha rifiutato di concedergli il prestito per l'apertura di un ristorante, Max accetta la proposta di un anonimo criminale di rapire un bambino di otto anni per poi incassare parte del riscatto. Così l'uomo insieme ad altri due scagnozzi e la fidanzata, prendono il bambino durante la sua festa di compleanno e si trasferiscono in una vecchia baita isolata. Di notte però i quattro colleghi sono disturbati da inquietanti sussurri e il bambino si rivela presto una grave minaccia: può infatti manovrare il pensiero degli altri.

Di bambini malefici il cinema ne ha visti molti, e "Il respiro del diavolo" manda sulla passerella un altro piccolo inquietante personaggio che conclude la sua sfilata tra citazioni, ripetizioni e scontatezze. Non solo David, il bambino rapito, somiglia fisicamente al demoniaco Damien di "Omen" ma qualsiasi azione compia riporta prepotentemente a pellicole precedenti. Il regista, l'esordiente Stewart Hendler, non si preoccupa nemmeno di riproporre situazioni già viste in modo originale e interessante (un po' come Bryan Bertino ha fatto nel recente" The strangers" ). Il finale poi meriterebbe un premio per la bruttezza, affrettato e poco ragionato. Dopotutto non sembra esserci alcun tentativo di evitare l'annegamento nel ridicolo, anzi, vengono aggiunte improbabilità e trovate di cattivo gusto (il bambino che ritrae in modo impeccabile i vari decessi dei rapitori ad esempio). Hendler non rifiuta inoltre "topoi" tipici del genere: sinistri cigolii, pavimenti che scricchiolano, sussurri dall'incerta provenienza che il titolo originale, "Whisper" (sussurro appunto), sembra anticipare. Perfino quei pochi momenti "brillanti" (la rivelazione dell'identità dell'organizzatore del rapimento) non vengono sfruttati, evitando di risollevarsi man mano che ci si avvia al finale. Sarebbe stato plausibile attribuire la colpa della poca riuscita della pellicola alla tendenza comune sul fronte horror negli ultimi tempi di adattare la storia ad alcune scene di efferata violenza, ma qui la carneficina non è esageratamente impressionante, le scene truculente moderate e mai nauseanti.

"Il respiro del diavolo" è insomma inspiegabilmente pessimo. La pubblicità al film punta tutto sulla presenza di Josh Holloway, uno dei protagonisti della serie televisiva "Lost", e potrebbe trarre in inganno qualche appassionato del telefilm o qualche sfegatata fan del bel biondo. Ma la delusione è in agguato.