Insidious: Recensione di Paolo Bassani

Josh (Patrick Wilson) e Renai (Rose Byrne) si sono appena trasferiti in una nuova casa. Hanno tre bambini, una neonata e due maschietti più grandicelli. Quando il più grande di loro finisce in un misterioso coma in seguito ad una caduta casalinga, in casa cominciano a manifestarsi strani avvenimenti e Renai inizia a scorgere, nel buio della notte, misteriose figure o entità attorno a lei. Le mura domestiche diventano così un inferno senza scampo, fino a quanto Josh e Renai decidono di abbandonare quella dimora e cambiare nuovamente casa. Ma le presenze demoniache li seguono…

Il giovane gota del new horror si è riunito per Insidious, horror low budget che esce finalmente anche in Italia: alla regia James Wan (Saw I), alla sceneggiatura Leigh Whannell (Saw I e III), alla produzione Oren Peli (regista e creatore di Paranormal Activity). E il risultato dell’unione tra chi giocava d’eccesso (i primi due) e chi di rimessa (il terzo) si vede: Insidious è una ghost story coi fiocchi, che inchioda fin da prima dei titoli di coda, che finalmente non gioca col non-visto e non usa vecchi trucchi da cabina di montaggio per costruire lo spavento facile. Insidious rimescola i generi, e propone al pubblico innanzitutto qualcosa di cui aver paura ma soprattutto una storia a cui appassionarsi, non mero sadismo fine a sé stesso. Un film di cui Dario Argento, quello originale, quello di 30 anni fa, andrebbe orgoglioso e che viene infatti citato a mani basse, dall’uso dei colori alle musiche ossessive finanche ai caratteri gotici e giganti con cui il titolo del film ci viene presentato sullo schermo.

Per una volta la “casa infestata” non è la protagonista del film (come si teme fino ad un certo punto), ma serve solo e fortunatamente da incipit, da prima ipotesi, per accompagnare l’indagine del pubblico e dei personaggi alla soluzione finale, in cui non si tralascia una buona dose di ironia (con due improbabili “acchiappafantasmi” al limite della macchietta, uno dei quali è interpretato da Leigh Whannell stesso) e si rinuncia quasi del tutto al sangue per privilegiare le atmosfere e gli effetti, anche digitali. Insidious è un esperimento divertente, che ridà dignità ad un genere ormai inflazionato senza tirarsi indietro ma mettendosi in gioco, con macabre creature  di ogni tipo (molto deriso è stato quella specie di Darth Maul che si intravede anche nel trailer, ma vi assicuro che nel film fa il suo effetto) che non stonano proprio perché utilizzate alla perfezione da un regista che, evidentemente, ha dimostrato di aver fatto i compiti a casa.