Jennifer's Body: Recensione di Riccardo Balzano
Jenny e Needie sono migliori amiche fin dall'infanzia, l'una cheerleader bellissima l'altra secchiona bruttina. Una sera si recano in un pub dove si esibisce una band di giovani musicisti. Il locale prende misteriosamente fuoco e durante la fuga Jennifer è avvicinata dal cantante del gruppo che le propone di portarla al sicuro. Da quella notte la ragazza non sarà più la stessa: un demone infatti la possiede spingendola a nutrirsi di carne e sangue umano. Needie decide di intervenire.

Seconda volta da sceneggiatrice per Diablo Cody, premiata con l'Oscar nel 2007 per "Juno". E ci mette di tutto: orrore, con ammiccamenti al genere vampiresco e con pulsioni verso il satanismo, stimoli orrorifici e ripulsivi da horror di serie B, sesso e frivolezze da teen movie, compreso un lungo e passionale bacio saffico con tanto di primissimo piano. La traduzione in immagini è affidata alla modesta regia di Karyn Kusama ( "Girlfight", "Aeon Flux" ), che opta per un stile spoglio ma corretto che non manca di trovate azzeccate. Fatta eccezione di qualche scena moderatamente impressionante, il film si trascina senza particolare enfasi per i desolanti e stinti luoghi comuni dei college movie, che sia lo stato di perenne arrapamento dei ragazzi, emo o machi che siano, i compiaciuti nudi parziali, o l'intramontabile conflitto (qui al femminile) tra figo e sfigato. Del resto, così pare, poco importa. Fotografia (Arvinder Grewal) a parte, niente convince appieno, l'utilizzo frastornante della colonna sonora (dominata da punk e indie rock) incluso. Il ridicolo (volontario?) sa incanalarsi ovunque, tra i (tanti) vuoti di scrittura e nel debole disegno dei personaggi e la coerenza (narrativa e tecnica) si sfilaccia dopo la prima mezz'ora. Seguono scambi di battute di dubbia raffinatezza ma riusciti e litri di emoglobina. "Jennifer's Body" è ciò che il titolo promette, ovvero l'esibizionismo sensuale di un' (auto)ironica e spiritosa (?) Megan Fox sempre più spesso accostata ad Angelina Jolie. Il dubbio è che non si tratti di un complimento. Ne va a perdere la bionda Amanda Seyfried (vera protagonista), le cui qualità interpretative si perdono tra le disinibite mossettine e ammiccamenti dell'amica/rivale. Il giovane Kyle Gallner, nella sua breve comparsa (da emo impacciato, con capelli neri tinti e piercing al labbro) sa come farsi notare.

Cinema trash al 70%, e riciclato per l'altro 30%, spacciato per indie, con pochi alti e tanti bassi. Ma in fondo diverte.