Kick-Ass: Recensione di Riccardo Balzano

Appassionato di fumetti sui supereroi, Dave Lizewski decide di ispirarsi ai suoi idoli cartacei per salvare la società dalla corruzione e dal crimine. Acquistata su internet una tuta verde e gialla, inizia la sua missione. Dopo un primo tentativo disastroso (per cui viene ricoverato in ospedale dove gli applicano placche metalliche in tutto il corpo)  che non lo scoraggia, si ritrova coinvolto suo malgrado nei loschi affari di un mafioso italo-americano che lo vuole morto. Big Daddy e Hit Girl, padre  e figlia, verranno in suo soccorso.

Film con ragazzi ma non per ragazzi (o almeno non per tutti, dato che la spesso inefficiente censura italiana ha deciso saggiamente di vietarlo ai minori di quattordici anni) tratto dal primo volume dell’omonimo fumetto  di  Mark Millar e John Romita Jr. Rinnegando quella mitologia nazionalistica USA adottata e stimolata dal cinema di supereroi  si converte a  un superomismo filantropico e più democratico che, solo nelle intenzioni, desidererebbe riflettere  sul ruolo necessario del superuomo, sul pessimismo universale, sul cinismo che intacca la società assieme a un degrado etico e morale e  sul processo di costruzione del personaggio da parte dei media, vertendo poi  alla contaminazione  delle  trite convenzioni da teen- movie e a un moralismo ipocrita e compiacente che non lascia posto alla satira.

Non mancano le tante piccole intuizioni di carattere visivo e dinamico che non trovano piena complicità in una regia d’andazzo che si vuole ingegnosa pur senza ingegno: Vaughn (mai mediocre come in “Stardust” ) gioca a fare Tarantino, ma ne simula solo (anche incautamente)  la perversione e l’ironia senza interpretarne il genio e riprodurne l’eleganza della messa in scena. Il risultato è un cine-comic  vagamente ispirato, che abbonda di turpiloquio quanto di stereotipo (gadget sofisticati compresi) e che spesso converte i toni parodici in referenze autocaricaturali, sovvertendo intenzioni e messaggio di partenza (davvero chiunque può essere un supereroe?).

Funziona di più nelle interpretazioni: la quattordicenne Chloe Moretz con sfacciata irriverenza plasma e anima il personaggio più interessante, affiancata dai due validi Aaron Johnson  e Christopher Mintz-Plasse. Nicolas Cage ci mette  giusto la faccia (mascherata).  La martellante e gradevole tracklist (che include, tra gli altri, brani dei Prodigy e  di Morricone) contribuisce al chiasso ed esaspera (denigrandola) la violenza dei combattimenti pulp. Molto apprezzato in patria, dove è già un cult.