La Battaglia dei Tre Regni: Recensione di Riccardo Balzano

Terzo secolo dopo Cristo. In Cina, il primo ministro Cao Cao intende annettere all'impero i due regni rivali del Sud, Xu e Wu, dominati rispettivamente da Liu Bei (zio dell'imperatore stesso) e da Sun Quan, che si alleano però contro il nemico per mantentenere la propria indipendenza.

Woo racconta la nota Battaglia dei Tre Regni e rilegge in immagini la versione del fatto storico riportato nell'omonimo romanzo da Luo Guanzhong nel tredicesimo secolo (a quanto sembra ancora uno dei più letti in Cina) , intervenendo con piccoli seppur interessanti azzardi a livello formale e visivo ma servendo l'impianto spettacolare diluito in tazze di tè o limitato ad una buona e suggestiva resa fotografica. Strano ma vero, trattandosi di un regista che da vent'anni è alle prese con action movie e polizieschi (prima a Hong Kong  e poi a Hollywood) è proprio la fiacca e scoordinata gestione dell'azione a non convincere, raccolta in panoramiche, campi lunghi e medi, al modo dei grandi classici hollywoodiani, costretta in una regia cigolante e convenzionale. A risaltare, in due ore e mezza di kolossal (scenograficamente impeccabile), più che la lunga battaglia finale all'ombra delle Scogliere Rosse (che danno il titolo al film), attesa per due ore dopo una prima parte dall'incontenuta carica epica, è la scaltra strategia operata dall'esperto Zhuge Liang per impossessarsi di migliaia e migliaia di frecce dell'esercito avversario. Woo racconta, con garbo e delizia, anche divertito, con coerenza narrativa e in modo indiscutibilmente gradevole ma non "interpreta" ed esclude scintille e guizzi d'inventiva dalla sua trasposizione. Si vorrebbe vedere duelli acrobatici, dalla forte carica visionaria o godere di una meravigliosa poesia delle immagini, ciò che ha contraddistinto gli ultimi lavori di Zhang Yimou ( "Hero", "La foresta dei pugnali volanti" e "La città proibita") o il bel "La tigre e il dragone" di Ang Lee. Ma rimane un desiderio inappagato, un appetito per uno spettacolo di qualità negato.

Ed è così che di "Red Cliff" si ricorda la piacevolezza ma non la meraviglia, mantenendo le aspettative di un buon prodotto televisivo ma non quelle di film più costoso nella storia della Cina (80 milioni di dollari). Chissà, forse colpa dei netti tagli che hanno ridotto drasticamente la lunghezza della pellicola dai quasi 300 minuti (proposti in patria in due parti) ai 130 propinati a noi occidentali. Ad essere sinceri è più una certezza che un dubbio.