Lanterna Verde: Recensione di Paolo Bassani

Hal Jordan è la copia esatta di suo padre. O almeno così dicono. E' un pilota spericolato che di lavoro collauda aerei per l'esercito, facendosi idolatrare per il suo coraggio senza limiti ma anche detestare quando le sue bravate fanno scoppiare contratti miliardari. La totale mancanza di paura nell'animo di Hal Jordan viene notata dall'Anello di Abin Sur, una morente Lanterna Verde appena schiantatasi sul pianeta Terra e in cerca del proprio erede. Le Lanterne Verdi, scoprirà Jordan, sono un gruppo di migliaia guerrieri galattici che hanno il compito di difendere l'universo dalle forze del Male. In questo momento la minaccia più oscura è Parallax, una creatura che si nutre di paura e inghiotte ogni galassia si presenti sul suo cammino. Hal avrà bisogno di un addestramento intensivo per sconfiggere Parallax, mentre una minaccia molto più "terrestre" sta prendendo forma proprio accanto a lui...

Lanterna Verde è l'esempio lampante di come un film possa piacere o non piacere anche a seconda del tempo storico in cui prende forma. Se questa versione fosse uscita non meno di 10 anni fa sarebbe stata sicuramente promossa, perché rappresenta una visione cinematograficamente datata del mondo dei fumetti e del cinema d'azione in generale, fatto di eroi che sono già eroi e di reietti che sono già reietti, entrambi i quali vengono solamente dotati degli strumenti per passare al livello successivo della loro personalità. In questo senso, delle due storyline del film di Campbell, la più "old style" è quella che vede contrapporsi Hal, che non è uno sfigato alla Peter Parker ma è già di per sé venerato nella propria vita da comune mortale, e il dottor Hector Hammond (Peter Sarsgaard), scienziato disprezzato anche dal padre (Tim Robbins) e costretto a vedersi portar via la ragazza di cui è da sempre invaghito (Blake Lively) proprio da Jordan. Quando entrambi vengono a contatto col potere alieno, il primo semplicemente passa da eroe a supereroe, mentre il secondo trova finalmente i mezzi per vendicarsi dei torti subiti in una vita intera, trasformandosi in un villain non crudele ma soltanto desideroso di riscatto.

Lanterna Verde soffre di una sceneggiatura decisamente scarsa (scritta a otto mani!), di dialoghi piuttosto inascoltabili, di totale straniamento dalla realtà (elemento questo che nei migliori cinecomics recenti è venuto a mancare grazie soprattutto a Chris Nolan) e lascia per questo delusi per lo scarso impegno profuso nel tentare di mettere in piedi una storia convincente. E' un peccato, perché Martin Campbell è riuscito invece a imbastire uno spettacolo visivo affascinante, con ritmo da vendere e scene d'azione spettacolari: a conti fatti la regia di quello che non è un autore con la A maiuscola ma un solido mestierante quasi settantenne con esperienza da vendere (ha reinventato due volte James Bond, prima con Pierce Brosnan in Goldeneye e poi con Daniel Craig in Casino Royale) ha salvato il film dal disastro totale, riuscendo a dipingere, con eccellente padronanza dei propri mezzi, scene potenzialmente indigeste ambientate in galassie lontane che necessitavano di una scrittura da zero.

Anche la scelta dell'eroe non lascia insoddisfatti: Ryan Reynolds è l'attore giusto, una strafottente faccia da schiaffi capace però di estrarre un deciso carisma al momento opportuno. Purtroppo tutti i personaggi di contorno, pur ottime scelte di casting (è con piacere che ritroviamo un Tim Robbins decisamente in forma, mentre Blake Lively conferma di essere nata per il grande schermo) non spiccano per profondità di scrittura, ed è per questo che Lanterna Verde non può essere promosso nemmeno per il rotto della cuffia: ma sarebbe un peccato che ci venisse negata la possibilità di gustarci una seconda avventura, speriamo più adulta e profonda, delle avventure di Hal Jordan.