L'Apprendista Stregone: Recensione di Paolo Bassani

Balthazar Blake (Nicolas Cage), Maxim Horwath (Alfred Molina) e la bella Veronica (Monica Bellucci) erano i tre apprendisti stregoni del mago più famoso di tutti i tempi: Merlino. Il rapporto tra i due uomini però, da sempre amici, si incrinò irrimediabilmente per l'amore che entrambi provavano per la loro "collega", così Maxim decise di allearsi con la nemica di Merlino, la strega Morgana, ma Balthazar riuscì a rinchiudere tutti loro insieme ad altri pericolosi esperti di arti magiche in alcune bambole russe. Solo l'erede di Merlino avrà il potete di sconfiggere definitivamente Morgana, e Balthazar, dopo svariati secoli, crede di averlo finalmente trovato nell'impacciato ventenne Dave (Jay Baruchel, che di anni però ne ha 27).

Per una volta non si può che essere contenti del flop di un film: L'apprendista stregone negli Stati Uniti è stato bellamente snobbato dal pubblico (e per il mega-produttore Jerry Bruckheimer è l'ennesimo insuccesso di fila), e a ragione. Non un'idea, non un singolo momento, non uno degli attori valgono la perdita di tempo in sala. Partendo dallo stesso spunto che diede vita al capolavoro d'animazione Fantasia (qui anche ripreso e citato nella scena con le scope), Bruckheimer - perchè la paternità del film va necessariamente attribuita a lui - e il suo attore feticcio cercano svogliatamente di mettere insieme poche, noiose scene d'azione (tra cui un piattissimo inseguimento in auto al confronto con il quale quello comico di Notte folle a Manhattan sembra diretto da Michael Bay) intervallate da dialoghi che sembrano ripetere sempre i soliti tre concetti tirati per i capelli. Storicamente, nei film nei quali si segue la formazione di un mago piuttosto che di un supereroe, è divertente seguirne le prove, gli sbagli, l'addestramento: qui invece nulla diverte e tutto sconforta, dalle interpretazioni svogliate di tutto il cast (a partire dall'insopportabile Jay Baruchel) alla solita regia televisiva di Jon Turteltaub, che ci ha ormai abituati alla sua completa mancanza di iniziativa e visionarietà.

E finchè nel minestrone vengono sacrificati volti come quello, ormai bollito e inflazionato, di Nicolas Cage o della sempre imbarazzante Monica Bellucci, che ancora una volta decide di doppiarsi da sola (devo aggiungere altro?), ci possiamo anche stare, ma la sofferenza si fa atroce quando appare, mortificato su schermo, il grande Alfred Molina come cattivo di turno: anche se di villain dovrebbe intendersene (è stato uno dei più riusciti della storia recente con il Doc Ock di Spider-Man 2), la sua recitazione dimostra ancora una volta che molto spesso la qualità delle interpretazioni è responsabilità diretta delle indicazioni del regista.