Le Cronache di Narnia: Il Viaggio del Veliero: Recensione di Paolo Bassani
I quattro fratelli Pevensie non sono più insieme. Susan e Peter, i più grandi, sono in America col padre, così i due più giovani, Lucy ed Edmund, sono costretti ad una coabitazione forzata a casa degli zii, in compagnia del moccioso cugino Eustace. Sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale ancora in corso, un giorno da un quadro appeso alla parete raffigurante un veliero in un mare in tempesta comincia a sgorgare dell'acqua, e in poco tempo i tre ragazzi si ritrovano chi di nuovo e chi, impauritissimo, per la prima volta a Narnia. A bordo di quel veliero ritrovano il re Caspian (Ben Barnes) e il topino Reepecheep, ma nessuna guerra è in atto a Narnia e nessuno sa perchè i ragazzi siano stati richiamati lì. Scoprono ben presto il motivo: la popolazione sta scomparendo, rapita da qualche forza oscura, e il Veliero dovrà solcare mari inesplorati fin quasi ai confini del mondo per sconfiggere forze malvagie e pericolose.

Abbandonata dalla Disney, preoccupata dal calo di incassi del secondo episodio, e salvata dalla Fox, la saga di Narnia torna con il suo terzo episodio con un nuovo regista (Michael Apted, 007 Il mondo non basta, Via dall'incubo) e soprattutto perdendo - come libri di C.S. Lewis comandano - i due protagonisti più grandicelli lasciando tutto il peso nelle spalle dei più piccoli. Il risultato è dignitoso, ma giunta al terzo episodio la saga, a differenza di altre che col tempo sono riuscite a crescere, a diventare più "adulte" magari puntando sul pedale del dark, Narnia si ostina (e non è assolutamente un demerito) a dedicarsi al pubblico dei fanciulli con fiabe poetiche, personaggi simpatici e nemici classici dell'immaginario favolistico di sempre (la strega, il drago, il serpente marino). Il viaggio del veliero risulta così perfetto per il pubblico a cui si rivolge (avevo centinaia di bambini in sala con me e applaudivano continuamente) ma potrebbe sembrare piuttosto moscio, per non dire noioso, a chi cerca avventure dai risvolti più intriganti. E teniamo conto anche del fatto che chi avrà la sfortuna di vedere il film in 3D (totalmente assente, una delle peggiori riconversioni mai viste) verrà anche affaticato assolutamente senza motivo (io stesso mi toglievo gli occhialini molto spesso durante la visione).

Il film di Michael Apted (dal quale però ci si aspettava decisamente una performance più movimentata e incandescente, mentre il film prende quota a livello sia adrenalinico che emotivo solamente nel finale) ha il pregio però di non essere assolutamente né disonesto né ricattatorio, non utilizza trucchetti di sceneggiatura per accattivarsi il pubblico e soprattutto si prende i suoi tempi per approfondire tutti i personaggi che (a parte forse Caspian penalizzato dall'inespressività di Ben Barnes) ne escono ben caratterizzati, con delle caratteristiche forti e non scontate. Nel finale poi nel film torna prepotentemente il tema "religioso" che connaturava anche i romanzi da cui è tratto, e che potrà prestarsi a farsi amare ulteriormente dalla maggior parte del pubblico di bambini e soprattutto di genitori.

Insomma, Narnia continua nel bene e nel male ad avere una sua identità e delle sue caratteristiche dalle quali, Fox o Disney, Adamson o Apted, non riesce a scollarsi. Chi ha detestato i primi due capitoli è quindi avvertito.