Le Idi di Marzo: Recensione di Paolo Bassani
Negli Stati Uniti è tempo di primarie presidenziali del Partito Democratico. Ma mentre sul palco il governatore Mike Morris (George Clooney), uno dei candidati, si sfida apertamente coi suoi antagonisti mostrando apparente fermezza e caparbietà, dietro le quinte il giovane e determinato Stephen Meyers (Ryan Gosling) cura la sua campagna dovendo tappare continuamente falle che potrebbero nuocere all'immagine e alla reputazione suo datore di lavoro. Affiancato dal ben più esperto Paul Zara (Philip Seymour Hoffman), Stephen ha modo di scoprire in pochi giorni tutto il marcio che si cela dietro una campagna presidenziale: dai favori che il candidato è costretto a promettere per assicurarsi dei voti importanti, alle notizie private che sarà compito del ragazzo mettere a tacere per non minare un percorso che potrebbe concludersi alla Casa Bianca.

Niente di nuovo, ma ben confezionato. E' un po' questo il riassunto critico che si può muovere alla terza prova registica di George Clooney. Certo, noi italiani partiamo svantaggiati: il film mette in scena degli "scandali" dietro un candidato alla Presidenza che sono delle quisquilie in confronto a cosette a cui ci ha abituati la politica di casa nostra. Per questo fatichiamo ad entrare nel mood necessario per essere totalmente e psicologicamente assorbiti da Le idi di marzo. Ma tant'è: il compitino di Clooney, tratto da un'opera teatrale di Beau Willimon, è portato a casa con sapienza. Sotto la forma di un thriller politico, Le idi di marzo inscena un mondo che conosciamo bene, quello delle trattative segrete tra gli staff dei vari candidati, quello dei giornalisti pronti a tutto pur di assicurarsi uno scoop (e in questo il ruolo di Marisa Tomei è pura routine di scrittura), quello del fango da gettarsi addosso a vicenda davanti alle telecamere di una tribuna politica. Un gioco che, come riflesso da uno specchio, avviene specularmente anche dietro le quinte, dove il giovane e idealista Ryan Gosling non può che provare sulla sua pelle cosa in realtà sia la democrazia: un gioco di scambi, di compromessi, finanche di vita o di morte.

Le idi di marzo è un film che assolve ad un compito prima di tutto intrattenitivo portando sullo schermo, grazie ad una regia sicura e d'impatto e ad una sceneggiatura cesellata con sapienza, delle performance attoriali tutte di prim'ordine, sia della giovane (Gosling, Wood) che della vecchia guardia (Giamatti, Hoffman); manca purtroppo qualcosa che non sia ovvio da un punto di vista prettamente contenutistico (e il finale, particolarmente spento, forse ne è la diretta conseguenza), ma dal film traspaiono comunque in maniera vivida l'amarezza e la preoccupazione per un mondo dai valori difficilmente recuperabili.