Machete: Recensione di Paolo Bassani

Machete (Danny Trejo), un ex agente federale creduto morto al quale il pericoloso boss Torrez (Steven Seagal) uccise moglie e figlia, vive una vita appartata, lavorando alla giornata. Un giorno viene coinvolto in una macchinazione atta a usarlo come capro espiatorio nel tentativo di simulare l'assassinio di un senatore razzista (Robert DeNiro): ma chi ha assunto Machete pensando fosse un poveraccio qualunque non sa che dietro quel volto vissuto si cela uno dei più spietati killer d'America, e che la sua vendetta sarà spietata. Lo aiuteranno due donne forti e determinate: Luz (Michelle Rodriguez) e soprattutto l'agente anti-immigrazione Sartana (Jessica Alba).

Meglio tardi che mai. A otto mesi dalla presentazione in anteprima mondiale a Venezia, arriva finalmente nelle sale italiane uno sfizio che Robert Rodriguez voleva togliersi da anni (e che era stato anticipato, lo ricordiamo, da un finto trailer contenuto in Grindhouse) ma che col tempo, e soprattutto grazie alla partecipazione di un cast così importante, è arrivato ad essere uno dei più riusciti film della sua carriera. Grazie ad una faccia (in questo caso è davvero il volto che fa il protagonista), quella di Danny Trejo, impassibile e frastagliata, che bacia Jessica Alba con la stessa espressione con la quale affila la sua lama o ammazza decine di scagnozzi, Machete è leggenda fin dal prologo, protagonista di un incontro ai limiti dell'assurdo con uno Steven Seagal che al suo cospetto perde ai punti sotto ogni aspetto.

L'abilità di Rodriguez stavolta è stata quella di concedersi sì un omaggio coi fiocchi, ma senza per questo adagiarsi sul già visto: il film non è fatto di piccole scenette scollate, di sole partecipazioni amichevoli o di citazioni sparse. No, Machete ha una storia forte che lo rende di per sè un grande film, fa passare un messaggio importante, e ha un cast che si mette in gioco in tutto e per tutto. I continui rimandi alla politica che l'America adotta sull'immigrazione sono doverosi e centrano il bersaglio ben più di quanto visto in pellicole decisamente più quotate. E sotto il fronte dell'entertainment, Machete offre alcune delle scene d'azione e di violenza più ferocemente inaudite (e più dannatamente divertenti) degli ultimi anni. Tra trovate geniali (la disposizione dei monitor nella sagrestia della Chiesa, il modo illogico in cui Machete trova una password) e dialoghi da applausi (quello sugli SMS è già storia, ma non sottovaluterei neppure "Sangue di Cristo? A me sembra Merlot!"), Machete offre anche l'occasione a Robert DeNiro di redimersi da tanti stanchi ruoli accettati negli ultimi anni senza sforzo: la sua caricatura (non troppo lontana da molte realtà) di un senatore ultrarazzista è da standing ovation.