Madagascar 2: Recensione di Paolo Bassani

Tornano Alex il leone, Marty la zebra, Gloria l'ippopotamo e Melman la giraffa alla deriva nelle remote spiagge del Madagascar, pronti ad imbarcarsi sull'aereo riparato dalla squadra di terribili pinguini per tornare a Central Park. Un atterraggio di fortuna, però, ben prima di arrivare nei cieli americani, li catapulta nel bel mezzo di una pianura africana, ai piedi del Kilimangiaro. Tutto appare come la realizzazione di un sogno: Alex ritrova la famiglia, Marty il branco che ha sempre desiderato, Gloria le attenzioni del prestante Moto Moto e Melman l'opportunità di mostrare un po' di eroismo. L'Africa è dunque meglio di New York City? Di certo non è meno avventurosa.

Tre anni dopo il planetario successo del primo episodio, la Dreamworks, forte di aver creato personaggi noti ormai come alcuni dei più divertenti degli ultimi anni (si pensi solo ai pinguini...) ci riprova con l'inevitabile sequel, lontano però dai fasti dell'originale. Lanciato da un prologo drammatico alla Re Leone e da un mini-riassunto delle avventure precedenti (visto però dagli occhi dei newyorchesi), Madagascar 2 risulta un film simpatico ma senza troppa sostanza.

Battute a raffica (agli sceneggiatori del primo film si è aggiunto anche Etan Cohen, autore di Tropic Thunder), momenti comici continui, ritmo trascinante, il giusto spazio a tutti i protagonisti e citazioni a go-go: ma la storia dov'è? L'intero film sembra un enorme preambolo, una preparazione a qualcosa che deve venire ma tarda a cominciare. Una strategia premiata senz'altro dal successo tra i bambini, che si divertiranno un mondo, ma che non sa ripetere la magia e le emozioni a cui è solita abituarci, per esempio, la Pixar. Tra i punti a favore, una volta tanto, plaudiamo il doppiaggio italiano di Ale & Franz, davvero ottimi ed azzeccati. Forse davvero in Italia solo i comici possono prendere il posto delle grandi voci americane. Per il resto, una regia accattivante e un'animazione di buon livello, per un prodotto a target fortemente ridotto che poteva sicuramente puntare un po' più in alto.