Marilyn: Recensione di Paolo Bassani

1956: la divina Marilyn Monroe (Michelle Williams), già star a livello mondiale, sbarca in Inghilterra per partecipare come protagonista al film Il principe e la ballerina diretto e co-interpretato da Laurence Olivier (Kenneth Branagh). Fu il suo quintultimo film (l'anno dopo avrebbe girato A qualcuno piace caldo), e attraverso gli occhi del giovane Colin Clark (Eddie Redmayne), presente sul set in qualità di terzo aiuto regista e con cui Marilyn instaurò una breve ma intensa relazione, assistiamo alle paure, alle insicurezze ma anche al gigantesco fascino e alla maestosa bravura (dovuta in gran parte al Metodo strasberghiano) di una Diva fragile e impaurita dalla vita.

Interpretare personaggi conosciuti ma non iconici è routine quotidiana per la cinematografia di tutto il mondo. Interpretare personaggi di cui ognuno di noi conosce dettagli, movenze, caratteristiche precise, è un altro discorso. Mai nessuna grande star ha osato calarsi nei panni di Marilyn Monroe in un biopic, ecco perché la sfida di Michelle Williams era doppia. Si può considerare vinta? Con tutti i limiti del caso, decisamente sì. La Williams dona alla sua imitazione (perché più di imitazione che di interpretazione si può parlare visto soprattutto l'obbligo di rifare pari pari le scene del film di cui assistiamo alle riprese) una fragilità toccante. Dire che la Monroe riviva sotto i nostri occhi apparirebbe esagerato, ma di sicuro i continui cambi di registro della Williams e del suo personaggio non appaiono mai forzati, avvengono sempre con naturalezza e vanno decisamente a segno in più di un'occasione. Durante la prima sessione di riprese de Il principe e la ballerina ad esempio, quando Marilyn fatica a ricordare le battute, la tensione è palpabile e tutto il merito va all'attrice che la impersona.

Ma si può affermare che tutto il film viva quasi interamente grazie al suo fantastico cast d'insieme. Oltre alla Williams infatti è superbo il lavoro di Kenneth Branagh nei panni di Laurence Olivier (entrambi hanno ricevuto la nomination all'Oscar per questi ruoli), mentre di contorno ma non meno azzeccate sono le scelte di Eddie Redmayne (lanciato dal serial I pilastri della terra) per Colin Clark, Dougray Scott per l'allora marito di Marilyn, Arthur Miller e di Judi Dench nei panni dell'attrice Sybil Thorndike. Completano il cast Dominic Cooper, Julia Ormond ed Emma Watson, quest'ultima un po' sprecata nel suo primo ruolo post-Harry Potter. Tutti perfetti, tutti calzanti, tutti estremamente bravi: è merito loro se del film passano in secondo piano alcuni scivoloni di sceneggiatura, alcuni passaggi decisamente sbrigativi e poco credibili. Vincente è la scelta di non concentrarsi unicamente su Marilyn: gli occhi di Colin Clark infatti si posano anche sull'allora moglie di Oliver, la Vivien Leigh di Via col Vento, dolce ma gelosa delle attenzioni che il coniuge riservava alla giunonica attrice americana, o ancora su Paula Strasberg (Zoe Wanamaker), l'insegnante di recitazione della Monroe. My Week With Marilyn vince soprattutto per la ricostruzione così amorevole e nostalgica del cinema che fu e di tutti i suoi protagonisti, un mondo che non esiste più e di cui Marilyn è stata una delle ultime rappresentanti. E' grazie alle emozioni che produce e alla voglia di riscoprire e non dimenticare mitici personaggi del passato che il film di Simon Curtis, pur non essendo eccezionale, riesce comunque a strappare un deciso "sì".