Milk: Recensione di Riccardo Balzano

Harvey Milk, newyorkese gay, si trasferisce a Castro, quartiere di San Francisco frequentato per lo più da omosessuali assieme all'amante Scott. Qui aspira ad assumere la carica di Consigliere comunale principalmente per la difesa dei diritti dei gay, in un periodo (gli anni '70) in cui non solo Chiesa ma anche importanti figure politiche si scagliavano contro gli omosessuali.

Tra biografia e documentario, successi musicali di vecchia data (affiancate dalle belle musiche di Danny Elfman) e Levi's strappati, il film di Van Sant ripercorre gli ultimi otto anni di vita di Harvey Milk, Consigliere Comunale nella San Francisco degli '70, figura emblematica della lotta a favore del riconoscimento dei diritti civili dei gay e la fine delle discriminazioni verso quest'ultimi.
I rischi c'erano: si poteva scadere nella freddezza del documentario, nel ritratto stereotipato degli omosessuali proposto dal cinema più grottesco, in un moralismo ridondante. Ma Gus Van Sant, lasciato da parte lo sperimentalismo e il piano-sequenza per usufruire di una regia più convenzionale, sa come divincolarsi senza troppa retorica ne con sprezzante superficialità. In un periodo in cui i diritti civili dei gay sono tornati nuovamente a spingere le fragili pareti della politica internazionale, "Milk" va a dissotterrarne le radici, estraendo dal terreno dell'ignoranza e dell'oblio una figura tanto importante nella lotta contro i pregiudizi e la discriminazione verso gli omosessuali come quella di Harvey Milk.
In poco più di due ore il regista racconta, coinvolge, informa in uno dei più bei biopic degli ultimi anni, sceneggiato brillantemente da Dustin Lance Blank (anche produttore esecutivo). Scorrevole e privo di intoppi, il film è strutturato abilmente in una continua sequenza di flashback (a raccontare è lo stesso Harvey Milk, mentre registra le sue memorie su cassetta, timoroso di un possibile assassinio) con inserzioni di documenti audiovisivi di quegli anni senza risultare per questo frammentario. Il cast è eccezionale con un Sean Penn da Oscar, contornato di giovani stelle altrettanto talentuose ( Emile Hirsh, James Franco, Alison Pill, etc.).

"Milk" non è un film di parte, e di conseguenza non inneggia solo al riconoscimento dei diritti dei gay, anzi si converte in un'esaltazione universale della libertà e soprattutto dell'amore per gli individui di opposto e stesso sesso, indiscriminatamente. Perché amare è si un diritto ma non ha bisogno di essere riconosciuto.