Nessuna Verità: Recensione di Paolo Bassani

Roger Ferris (Leonardo DiCaprio) è l’uomo migliore di cui dispongono i servizi segreti americani, in luoghi dove la vita umana non vale più delle informazioni che può dare. In situazioni che lo portano a girare tutto il mondo, la sopravvivenza stessa di Ferris spesso dipende dalla voce che si trova all’altra estremità di un telefono segreto: il veterano della CIA Ed Hoffman (Russell Crowe). Creando le sue strategie tramite un computer portatile nei quartieri periferici, Hoffman è sulle tracce di un importante terrorista che ha organizzato una serie di bombardamenti eludendo la più sofisticata rete di servizi segreti del mondo. Per attirare allo scoperto il cattivo, Ferris dovrà insinuarsi nel suo mondo tenebroso, ma più Ferris si avvicinerà al suo obiettivo più scoprirà che la fiducia è sia un bene pericolo sia l’unica cosa che lo farà uscire vivo da quella situazione.

Quante facce si possono celare dietro un nome, un volto, una promessa… Nel mondo dei servizi segreti nessuno ormai si fida più neppure del proprio migliore amico, e a farne le spese sono quasi sempre degli innocenti cittadini. Tutti inseguono tutti in Nessuna verità, e con ogni mezzo possibile: intercettazioni a tappeto, satelliti capaci di captare ogni sussulto umano, database oramai straripanti di informazioni: è la modernità a mandare avanti questi giochi tra gatti e topi. “Se volti le spalle alla tecnologia”, dice un obeso e sornione Russell Crowe (Il Gladiatore, A Beautiful Mind) al giovane e rampante Leonardo DiCaprio (Titanic, The Aviator), “sparisci nella folla”.

Ridley Scott (Blade Runner, Il Gladiatore), forte di una sceneggiatura calibrata col contagocce firmata William Monahan (Le crociate, The Departed) che cerca di accontentare tutti tra scene di tortura, corse emozionanti e una storia d’amore inserita nella trama un po’ a forza, imbastisce un prodotto tosto e serrato, alternando momenti d’azione, sparatorie ed inseguimenti ad altri più pacati ma non meno avvincenti: perché le parole, ci mostra il film, sono spesso più taglienti di una lama affilata. Esemplare in questo senso il primo incontro a tre tra Ferris, Hoffman e il capo dei servizi segreti giordani Hani (l’ottimo Mark Strong): ognuno mette sul tavolo le proprie carte, come in ogni partita che si rispetti. E il vincitore, se c’è, non si scoprirà se non all’ultimo istante, sul filo del rasoio…

Tra mille location diverse (Dubai, la Giordania, Manchester, Langley, la Turchia e molte altre), tutte amalgamate in maniera ottima dal montatore due volte premio Oscar Pietro Scalia (JFK, Black Hawk Down), Nessuna verità, sorretto da un convintissimo DiCaprio, di cui Crowe sembra più il nonno che il mentore, e aiutato da una regia al solito più che convincente di Ridley Scott e dalle ottime musiche di Marc Streitenfeld, ormai partner fisso del regista inglese, è un thriller corposo e riuscito, seppur non esente da una certa furbizia di fondo (lo stratagemma della dolce donzella in pericolo non è certo un fatto nuovo…) e da un non preciso collocamento sul piano politico. Trattasi pur sempre di un blockbuster da 70 milioni di dollari, creato apposta per piacere ad un pubblico più vasto possibile, e quindi costretto a non affondare troppo il colpo in alcuna occasione e a non prendere posizioni ben precise.

Un lavoro adulto e ben realizzato, che non spiega nulla sulla situazione mondiale attuale ma che semplicemente ci immerge in - ovviamente - esagerati spionaggi su larga scala, spettacolarizzandoli al punto giusto come è lecito aspettarsi quando in ballo ci sono nomi come quelli che compongo il cast del film. Riuscito, ma lontano dallo Scott dei vecchi tempi.