Nightmare: Recensione di Riccardo Balzano

Freddy Krueger torna a tormentare i sogni (e le vite) di giovani vittime sulla Elm Street. Dopo la morte assurda e inspiegabile di tre conoscenti, l’introversa Nancy decide di indagare sugli omicidi e sul suo passato che scopre indissolubilmente legato a quello dell’assassino e degli altri coetanei squartati dalle sue lame.

Nono film con protagonista Freddy Krueger (e ne è previsto anche un decimo), il secondo del nuovo millennio, il primo ad aprirsi realmente a tesi psicanalitiche di matrice freudiana per rivelare le origini del personaggio. Paradossalmente il suo unico pregio è anche il suo principale difetto: la “demistificazione” del killer tramite un processo di esorcizzazione (con tanto di crocifisso al collo) delle proprie fobie col fine di esplorare razionalmente il proprio inconscio e quindi ciò che del passato si è represso, rischia di annientare l’incubo (e l’orrore), nonostante si tenti di esplorare maggiormente gli intricati labirinti onirici della mente, senza risultati particolarmente interessanti. La suspence viene meno, il ritmo è incostante, le idee (e in un remake ce ne vogliono) scarseggiano.

Così nonostante i 26 anni di differenza e le grandi innovazioni nell’effettismo cinematografico, l’originale rimane superiore anche tecnicamente: il lavoro di Craven anche se con meno ambizione (ma c’è chi ne aveva intrapreso una lettura socio-politica) abbondava di ingegnose soluzioni visive (seppure senza  estrose acrobazie di macchina), sempre poco raffinate ma d’effetto. Il fatto che oggi si ricorra al riciclo di sequenze ( la morte di Kris è identica a quella di Tina nel primo film ma meno divertente) e che a farlo sia un regista emergente che dovrebbe affermare una certa personalità estetica, è davvero preoccupante. Come è preoccupante il manierismo  con cui ci si attiene alla macabra predilezione per lo splatter, all’immaginario visivo e ai luoghi comuni dell’horror contemporaneo.

Il resto può passare in secondo piano - recitazione (per i più curiosi c’è l’interpretazione di Rooney Mara, la Lisbeth Salander hollywoodiana), scrittura, fotografia, musiche, montaggio - ma si ha la sgradevole sensazione che a mancare sia proprio il primo o meglio se ne percepisce l’inutile ingombranza che nemmeno Freddy riesce a lacerare. Chi ancora crede che Micheal Bay alla produzione sia una garanzia dovrà ricredersi.