Oceani 3D: Recensione di Riccardo Balzano

Viaggio per gli oceani ( dalla Kelp Forests della California, passando per la Grande Barriera Corallina Australiana fino ad arrivare a Roca Partida in Messico) in compagnia della Tartaruga Marina, “guidata” dai tre comici Aldo Giovanni e Giacomo (in realtà le tre uova che porta in grembo)  che ne narrano la peregrinazione.

Costato 11 milioni di euro e sette anni  di lavoro (si contano 1500 ore di riprese sott’acqua e 26 spedizioni  in tutto il mondo,dagli USA alla Nuova Zelanda), “Oceani 3D”, nato dalla collaborazione tra la 3D Entertainment ( specializzata nella produzione e distribuzione di film subacquei  e con sede a Londra), il WWF, l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) e la Ocean Futures Society di Jean-Michel Cousteau (figlio dell’esploratore oceanico Jacques Cousteau) è, nonostante le premesse, un  modesto docu-film di matrice ecologista, il quarto di una serie dedicata al mondo sottomarino (il primo risale al 2003, “Ocean Wonderland 3D”, seguito da “Shark 3D” e “Dolphins and Whales 3D” ).

I fratelli Mantello (francesi), che l’hanno diretto, montato e prodotto, illustrano come in un grande libro pop-up le tante straordinarie creature degli abissi oceanici, puntando a stimolare il nervo ottico attraverso l’attrazione tridimensionale. Peccato che l’innefficienza del  3D e l’ingombrante presenza della voce fuoricampo (nella versione originale è quella di Marillon Cotillard, sostituita e triplicata in quella italiana dai comici Aldo, Giovanni e Giacomo) compromettano quel senso del meraviglioso che le immagini e i lunghi silenzi da soli sanno suggerire e che però – avranno pensato loro- avrebbero  annoiato i bambini i quali difficilmente, senza un accompagnamento “didascalico”,avrebbero  captato i nobili messaggi ambientalisti. Hanno azzardato allora qualche simpatico (?) effetto di montaggio e qualche intuitiva scelta musicale , mentre il trio comico, con buffonaggine martellante, spara a mitraglietta battutacce e frizzi vari, spesso confondendo l’intrattenere con il narrare.

“Oceani 3D” non ha né più né meno fascino di un qualche servizio televisivo di materiale documentario (come quelli prodotti dalla National Geographic) e a differenza di lavori come “La marcia dei pinguini”, ritrae la natura senza raccontarla, contemplandola in modo assai fugace.