Paranormal Activity: Recensione di Riccardo Balzano

Katie e Micah, trasferitisi da poco in una nuova casa nella periferia di San Diego, sono convinti che la propria abitazione sia infestata da uno spirito malefico. I due decidono così di installare una cinepresa in camera da letto e di filmare quanto avviene mentre stanno dormendo. Ben presto scoprono che gli inquietanti eventi sono legati a un demone che perseguita Katie dall'età di otto anni.

E’ costato solo 15 mila dollari e ne ha incassati negli USA 170 milioni. Quattro gli attori e tre i membri della troupe. Acclamato da Steven Spielberg (che ha passato due notti insonni dopo la visione) che ne ha suggerito il finale (scegliendo tra tre proposti dall’autore), Paranormal  Activity è senza dubbio uno di quei lavori che sono preceduti dalla fama. Non è solo un film di paura, è anche un film sulla paura, come Psycho, Lo squalo, Open Water e The Blair Witch Project ( titoli chiamati in causa dal regista). Lo spettatore è “violato” stavolta nei luoghi più familiari: la propria abitazione, la camera da letto (“Dormire a casa è una cosa che proprio non puoi evitare”), il proprio corpo.

Peli che oltre ad aver diretto, ha anche scritto, montato, prodotto (assieme a Jason Blum, Steven Schneider, alla compagna Toni Taylor e all’amico Amir Zbeda) e allestito la propria casa (in cui davvero aveva assistito, anni prima insieme alla fidanzata, a fenomeni inquietanti dovuti a quanto pare a una fase di assestamento della struttura dell’abitazione) a set cinematografico, spaventa non attraverso l’esplicitazione, violenta e convenzionale, del materiale orrorifico ma attraverso il disorientamento (più sensoriale che fisico) dei personaggi e, quindi, del pubblico, imprimendo il terrore sulla percezione uditiva, sulla dimensione del non visibile, e ovviamente sull’attesa, con delle interessanti soluzioni visive e sonore.  La formula non è nuova, ma efficace. Il ricorso, a volte incauto e a volte ossessivo, alla camera a mano, assicura l’illusione di realtà mentre il grandangolo della ripresa fissa abolisce e vale più di mille virtuosismi ed effetti digitali (presenti comunque in minima dose).

Katie Featherston e Micah Sloat (che mantengono i propri nomi nel film) sono credibili e affiatati. Buona pellicola di genere che non manca di un facile gioco di omaggi e citazioni.