Paranormal Activity 2: Recensione di Paolo Bassani

La diffidenza faceva parte del pacchetto. Paranormal Activity 2 nasceva sotto un'ala ingombrante, quella di un minuscolo filmetto casalingo costato 15.000 dollari che ha finito la sua corsa nel mondo con un bottino di 194.000.000 $ solo nelle sale. E l'esempio del sequel di The Blair Witch Project è ancora lì, per fortuna quasi dimenticato, ma pronto a ricordarci  se ce ne fosse bisogno cosa non va assolutamente fatto in questi casi. Paranormal Activity 2 andava innanzitutto reso credibile, e in questo senso, pur mettendoci un po' ad ingranare, riesce nell'intento. Non più una sola videocamerina a mano per documentare le attività paranormali in casa, ma ben sei "occhi" di sorveglianza posizionati dentro e fuori la villa nella quale abitano padre, madre, figlia adolescente (avuta dal primo matrimonio di lui), e Hunter, il neonato che abbiamo visto in tutti i trailer. Peraltro, la madre in questione è la sorella di Katie, la protagonista del primo film, e le vicende "documentate" si svolgono durante un arco di tempo che copre pressoché i due mesi precedenti agli accadimenti di Paranormal Activity 1.

Proprio la scoperta di non essere protagonisti solo di "un'altra" storia con "un'altro" spirito maligno, ma in qualche modo di riprendere le fila di un discorso accennato nell'episodio precedente e qui analizzato un po' più a fondo - con la partecipazione determinante dei due attori del film originale - è il primo punto di forza di questo sequel diretto stavolta da Tod Williams. I facili spaventi, comunque ottimamente costruiti, vengono così arricchiti di un interesse notevole dello spettatore, che si dimentica ben presto di essere di fronte ad un mero prodotto commerciale e si appassiona nello scovare i collegamenti e i rimandi tra un film e l'altro. Ogni inquadratura delle telecamere di sorveglianza diventa una specie di vero e proprio dipinto da analizzare con cura - ma sempre con il timore che da un momento all'altro possa succedere qualcosa di forte - aguzzando la vista per scovare i più piccoli particolari: da un movimento sospetto nell'angolino in alto ad un'ombra apparsa appena di lato... Due o tre scene in effetti sono anche particolarmente memorabili ed estremamente efficaci: penso ad un momento in cucina con la madre, o al neonato "estratto" dalla propria culla. E nel finale ovviamente tutto diventa più fracassone, ma sempre  con estrema intelligenza: ad un certo punto, quando l'azione forsennata si sposta in cantina, sembra addirittura di essere finiti nel bel mezzo di [REC].

Insomma, Paranormal Activity 2 è un bel pericolo scampato. Facendo leva ancora una volta sulle paure più ancestrali dell'uomo e su esperienze comuni a tutti (rumori nella notte, movimenti improvvisi, ombre alla finestra), il sequel incredibilmente funziona e fa uscire dalla sala con la stessa, medesima angoscia che gli spettatori più partecipi avevano provato dopo il primo capitolo.