Ponyo sulla Scogliera: Recensione di Riccardo Balzano

Il piccolo Sosuke, di cinque anni, trova in riva al mare una graziosa pesciolina antropomorfa che decide di accudire, dandole il nome di Ponyo. Il padre Fujimoto, demone marino tenta di recuperare la figlia per evitare gravi conseguenze che il contatto tra il mondo marino e quello umano potrebbe causare alla Terra. Trasformatasi in bambina grazie all'elisir del padre, Ponyo torna da Sosuke di cui si è innamorata e il quale si è affezionato a lei. La Madre del Mare propone allora un piano per far si che i due possano restare insieme.

Hayao Miyazaki è forse il più sincero autore di favole degli ultimi tempi, sempre attento alla qualità del prodotto e poco interessato al successo ai botteghini. A metà tra "Pinocchio" e "La sirenetta", "Ponyo" è meno complesso narrativamente rispetto agli ultimi due notevoli lavori, "La città incantata" e "Il castello errante di Howl", e sa essere diretto, delizioso, appassionante. E' un esplosione di colori, di musica ( la colonna sonora è ben curata da Joe Hisaishi), di arte ed è delicato come il bacio dei due piccoli protagonisti nel finale. Senza l'invadenza della computer grafica (stavolta del tutto assente rispetto alle ultime pellicole), "Ponyo" risulta ancora più genuino, per gli occhi e per il cuore. Con a disposizione solo la fantasia e i pastelli colorati, Miyazaki realizza poi sequenze di rara spettacolarità, non tanto per l'impatto visivo quanto per una tecnica davvero impeccabile nella costruzione dinamica della scena. Non manca poi, come nella maggior parte dei lavori del regista nipponico, il vagheggiamento, quasi infantile, di un perfetto rapporto tra uomo e natura e un messaggio ecologista, che col passare del tempo si rende sempre più malinconicamente utopico. "Ponyo" è dunque un' ulteriore conferma di come non sia il budget elevato a stabilire la qualità di un film ma di quanto invece lo siano per primo l'amore per la propria professione, l'incorruttibilità dell'immaginazione e infine uno stile tutto personale. Seppur meno elaborato nell'intreccio e più sobrio nella scrittura, "Ponyo" non manca di fascino e saprà farsi apprezzare da grandi e piccini alternando una lacrima a un sorriso.

Quindi non possiamo far altro che ringraziare ancora una volta il maestro dell'animazione che ha saputo rendere la matita l'obiettivo di una macchina da presa e ha fatto della propria carriera un lungo e vivace racconto con la fantasia di un bambino e con la maturità narrativa del più esperto "cantastorie". Grazie mille!.